E mai decisione si dimostrò più oculata, in quanto rimuovendone l’involucro sigillante, forte è stato l’aroma che si è sprigionato e che è via via scemato nei giorni a seguire.
L’idea sin da allora, era di sperimentare un'aitante cake alle foglie di tè già selezionato su una vecchia rivista e a furia di rimandare, ieri venne il momento di sfornare, seppure in versione mignon.
Preceduti da un profumino soave, le mini cakes si sono rivelate deliziosi e morbidi bocconcini, delicatamente aromatici (anch ese forse con un altro tipo di tè non in bustina, l’aroma avrebbe mostrato maggior carattere), dalla nota agrumata rafforzata (ho aggiunto una scorzetta polverizzata di bergamotto candito).
A mo’ di postilla, l’ultimo mio esperimento con il cioccolato: il Cioccolato “Chantilly” di Hervé This (la ricetta qui e qui), montato con incredulità e successo in un crescendo di stupore, poi abbinato nell’euforia del momento alle mini cakes in un connubio da replicare al più presto, ipotizzando di montare (perché no?), il cioccolato con il tè (Lydia che ne pensi?)
Ingredienti x 12 mini cakes stampo silikomart
2 uova codice 0
100 g farina
90 g zucchero
90 g burro
½ cucchiaio di foglioline da tè Earl grey (o altro)
1 cucchiaio latte
1 cucchiaino di lievito
scorze di bergamotto
mandorle a lamelle
Preparazione. Fondere il burro e montarlo con le uova ed il latte (ingredienti umidi). Setacciare la farina, lo zucchero, il tè, la scorzetta di bergamotto polverizzata (o finemente tritata al coltello) ed il lievito (ingredienti secchi). Unire i due composti, versare negli stampini e cospargere la superficie con le mandorle.
Infornare a 170-180° per circa 25-30’ (tempi variabili in relazione al forno). [Tratta da Dolci]
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Sul filo di lana e a seguito di una lunga indecisione, propongo a genny – al cibo commestibile dopo il Baccalà al tè su crema di piselli secchi, queste cakes per il Contest Ci beviamo una tisana
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Curiosità - Il tè nel deserto
Il tè nel deserto si trasforma in una metafisica dei rapporti sociali. I bicchieri non possono essere più di tre. Se accetti il primo, il più forte, devi sorbire anche il secondo e il terzo. Rifiutarli è una prova di maleducazione. Per gli stomaci delicati, l'unica via d'uscita è di limitarsi al terzo, eventualità prevista ed accettata. Il quarto, privo di teina, viene dato ai bambini, ma se è offerto a degli ospiti, seguito magari da un quinto, il significato è lampante: quella compagnia non è più gradita.
Misteriosamente ma non troppo, il bicchiere dei saluti inderogabili si chiama fantasia. Il tè del deserto scioglie le lingue, riscalda e corrobora; preso in dosi massicce provoca anche una certa ebbrezza. In arabo si dice chai, in tamahaq, la lingua dei tuareg, atai ma nell'intimità del bivacco, superata l'iniziale diffidenza, gli ospiti lo indicano come «c'est mon alcol».
Quando si mette piede nel deserto, il rumore del silenzio e del vento creano come un muro dietro cui ci si rifugia volentieri. Tuttavia non bisogna esagerare e c'è almeno un'occasione in cui il silenzio potrebbe creare un equivoco. Il tè si beve bollente, le labbra a beccuccio sull'orlo del bicchiere; le nostre buone creanze impongono brevi sorsate anonime, quasi di nascosto che il calore trasforma comunque in smorfie. Loro, invece, bevono tirando su, con la stessa voluttà del dromedario. Fare rumore insomma è indice di apprezzamento, una cacofonia attentamente valutata. [leggi l’articolo di N. Dal Falco] l





























