Quando
da bambina tornavo a casa, lasciando la spiaggia il tempo necessario per
pranzare, trovavo molto spesso ad accogliermi il profumo delle polpette di melanzane
che sfrigolavano nell’olio caldo, per essere poi disposte a montagnola in un
grande piatto, guarnito con le foglie di basilico a diffondere l’aroma dell’estate.

Cominciavo
ad assaggiarne una, prima ancora di sedermi a tavola, con la certezza che
quello sarebbe stato il mio pranzo, anche se gli adulti erano di parere
contrario, fedeli osservanti del “pranzo completo con più portate a qualsiasi
latitudine e condizione climatica”.
Ogni
volta le deliziose polpette erano diverse: se la mamma le preparava solo per
noi bimbi, toglieva la buccia, mentre se erano destinate anche agli adulti,
erano riconoscibili ad occhio nudo per quei cubetti violacei, incastonati come canditi
golosi.
A
volte erano tonde, con il cuore filante e la crosticina croccante, le mie
preferite (rotolate in una pastella con acqua e farina e poi nel pangrattato,
prima della frittura) o morbidissime se aggiungeva una patata, dietro
suggerimento di una sua carissima amica ….
Da
canto mio, non amo modificare le “polpette dei ricordi”, ma se proprio voglio
dare loro una verve nuova per
sorprendere gli ospiti, opto per la versione tonda, con panatura esterna e nel
cuore colloco un cubetto di provola e dei pomodori secchi (tritati finemente al
coltello o frullati con l’olio, quando preparo il patè per i crostini).
E
voi che ricetta seguite?


















