Era giugno, uno dei primi della mia adolescenza e quell’anno, ottenni il permesso di
trascorrere alcune settimane di vacanze a Milano: il viaggio in treno fu
lunghissimo ed in una delle tante soste nelle stazioni pugliesi, sentii
discutere animatamente delle persone sulla bontà delle orecchiette con le cime
di rapa.
Incuriosita
chiesi di cosa si trattasse e le spiegazioni che ricevetti non mi convinsero
molto: all’epoca sapori così forti, non li trovavo di certo entusiasmanti.
Molti
anni dopo una sorella di mia nonna, trapiantata in Puglia con tutta la sua
famiglia per lavoro, fu ospite a casa nostra e poiché non era da tipo da stare
con le mani in mano, volle mettersi ai fornelli per preparare le tanto
decantate orecchiette!
Da
allora entrarono a far parte delle ricette di famiglia e le gustiamo con sommo
gaudio, almeno una volta alla settimana, quando è stagione.
È
un piatto dai sapori straordinari ed il formato di pasta che sembra quasi
avvolgere le delicate infiorescenze, giorni fa mi ha richiamato alla mente un’immagine
da vignetta: una grande orecchietta che ingloba le cime di rapa, trasformandosi
in un raviolo tondo.
Ho
dato corpo ai miei vaneggiamenti ed ho servito ai miei familiari un piatto di
ravioli che, forzando la mano al gioco delle parti, conserva intatti i sapori della
ricetta tipica.