Nonostante
ami il pane smisuratamente, preferendolo ai primi e ai secondi, nonostante possegga
da circa due anni un baldanzoso lievito madre, nonostante trovi estremamente
soddisfacente fare il pane, alla prova dei fatti, panifico raramente.
Preparo con regolarità svizzera brioches golosissime a lievitazione naturale e ad ogni rinfresco settimanale, compaiono sulla mia tavola sfiziose tigelle, ma raramente sforno pagnotte fragranti, dicendomi che il pane del mio panettiere è buono: in realtà è solo una pallida ombra di quello che si ottiene con un lievito naturale e dopo una lunga lievitazione (anche se a produrlo è una come me che ha tanto da imparare sull’arte bianca) ….
Preparo con regolarità svizzera brioches golosissime a lievitazione naturale e ad ogni rinfresco settimanale, compaiono sulla mia tavola sfiziose tigelle, ma raramente sforno pagnotte fragranti, dicendomi che il pane del mio panettiere è buono: in realtà è solo una pallida ombra di quello che si ottiene con un lievito naturale e dopo una lunga lievitazione (anche se a produrlo è una come me che ha tanto da imparare sull’arte bianca) ….
Riflettendo
su ciò, la scorsa settimana mentre ero in attesa di graditissima ospiti che si
sono fermati per qualche giorno, ho deciso di accoglierli con un sapore
autentico, buono, primitivo e familiare
ma
poiché il tempo a disposizione era davvero poco, sono ricorsa ad una “scorciatoia”,
alla tecnica del “pane senza impasto” (già sperimentata qui) che con minimo
sforzo, garantisce risultati eccellenti.












