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14 aprile 2011

Vellutata di asparagi selvatici

E dopo la classica frittata o la zuppa corroborante, con gli scarti degli asparagi selvatici che si fa?

Vellutata di asparagi selvatici

Mi è sempre dispiaciuto abbandonarli prematuramente al loro destino e così quest’anno ho pensato ad una vellutata color avorio, aromatizzata dagli asparagi che si può servire come entrèe nei bicchierini o come piatto principale per cena nelle ciotoline, guarnendola con cimette di asparagi e cubetti di pane tostato.
È una vellutata ecosostenibile, perché fatta solo con gli scarti (i gambi fibrosi), ma nulla vieta di aggiungervi degli asparagi frullati: è invece sconsigliabile usare gli omonimi coltivati perché si otterrebbe una crema senza carattere.

18 marzo 2011

Quadrotti di caramello salato alle noci

Dati alla mano, i veri golosi di tutte le età, capitolano davanti al caramello ed in particolare a quello salato ...
Mi chiedevo: vale anche se ha la consistenza simile ad un fudge ed è inframmezzato dalla croccantezza delle noci?
Quadrotti di caramello salato alle noci

Urgeva una verifica!!!!
E' di una dolcezza non troppo stucchevole per la presenza dello zucchero di canna che assicura anche una certa "rusticità appena percepibile" e del burro salato: il buon esito mi fa pensare che potrebbe essere una gradita idea regalo per il papà.

9 marzo 2011

Polpette di pesce in crosta di riso

Ogni tanto gioco a fare la stilista e questa volta ho vestito delle polpette di pesce ....

Polpette di pesce in crosta di riso

Uso il termine “pesce” nell’accezione generica, pur avendo usato lo sgombro nello specifico, perché questa ricetta si può realizzare con qualsiasi tipo di pesce, sia esso spada, spatola (o pesce-sciabola, quale dir si voglia), baccalà, nasello …
Si tratta di polpette che conservano il sapore del pesce nella sua integrità, senza interferenze di sorta e che hanno una particolarità, la crosta: una volta formate, infatti, vengono rotolate nel riso “crudo” e poi cotte a vapore.
Lo confesso: ero incredula, temevo che il riso non si potesse cuocere a vapore, invece mi sono dovuta ricredere. Molto probabilmente l’ammollo che precede la cottura, lo “carica di umidità” e lo prepara alla cottura, fatto sta che crea una deliziosa crosta leggermente croccante e riccia che esalta il sapore del pesce.


9 novembre 2009

Cous cous di cavolfiore speziato

“Consumare crucifere per le loro molteplici proprietà benefiche, non ultime quelle antitumorali” è il tormentone di questi ultimi anni che si ripropone al primo comparire autunnale di questi ortaggi.
Nulla da obiettare, se non fosse per il “poco gradevole” odore che emanano in cottura e che invade la casa prepotentemente, aleggiando beffardo come uno spirito malefico, difficile da contrastare.

Cous cous di cavolfiore speziato

Un bel dilemma che però, mia madre ha in parte risolto: giorni fa mi parlò di una ricetta appresa durante la visione di una nota trasmissione televisiva, trasmessa dall’ammiraglia RAI. Si trattava di un cavolfiore “trattato” come un cous cous e preponderantemente speziato.
Tra il dire e il fare, in questo caso il passaggio è stato breve e così, seguendo per sommi capi le indicazioni date, ho cotto il cavolfiore a vapore, aromatizzando l’acqua di cottura con lo zenzero (mentre la ricetta originale, prevedeva la cottura in padella con un filo d’olio), aggiungendo dadini di pancetta affumicata home made (che i vegetariani o chi, come me, si sente a loro affine, può omettere senza remora alcuna), punteggiando con olive nere e speziando con cumino e semi di finocchio (il trucco!).
Che dire? Una nuvola delicata e soffice, fortemente aromatica che per me ha rappresentato un gradevolissimo piatto unico: - Non per niente nella cucina indiana, per “pulire la bocca”, si offre a fine pasto un cucchiaino di garam masala un mix di spezie, nella cui composizione, entrano a far parte anche cumino e semi di finocchio!) – ho pensato.

15 ottobre 2009

Impronta verde

Blog Action Day 2009!
Per quanto il riscaldamento globale del pianeta Terra nasca come fenomeno naturale, notevole è il contributo dato da quell’essere vivente suo ospite, chiamato “uomo”, nel corso di quell’evoluzione che ha assunto ben presto le sembianze di una “colonizzazione”.
Forse il punto di non ritorno è vicino: - La Terra è in pericolo - è il grido di allarme, motivato dagli ultimi dati che impone un’inversione di tendenza, definita da taluni come una nuova rivoluzione!
E mentre il dibattito infuria, l’accordo di Kyoto impera e i Grandi si mobilitano, anche i piccoli possono e devono!



22 aprile 2009

Baccelli di fave pasticciati

I piatti delle nonne con la loro magia, albergano nel regno incantato dei ricordi e affascinano il mondo dei sapori …

Nonna, avrebbe voluto chiedere Douglas [l’infantile io narrante del racconto], è qui che è cominciato il mondo? Perché non riusciva a immaginare un posto migliore. La cucina senza dubbio, era il centro della creazione, tutto le gravitava intorno; era il basamento che sosteneva il tempio. […]
“Che cosa ci prepara la nonna stasera?” chiese la voce di zia Rose dal mondo reale del salotto.
“Nessuno sa mai quello che prepara” disse il nonno che era tornato a casa in anticipo per festeggiare la carnosa parente. “Solo al momento di sederci a tavola abbiamo la sorpresa. Tutto è avvolto nel mistero, tutto è suspense.”
“A me piace pregustare quello che mangerò” disse la cugina Rose e scoppiò in una risata. Le gocce del lampadario in camera da pranzo tintinnarono dolorosamente. […]
Seguita da nuvole di vapore, la nonna andava e veniva tra la cucina e la camera da pranzo, mentre la compagnia aspettava in religioso silenzio. Nessuno osò alzare il coperchio di un vassoio prima del tempo, ma quando la nonna si fu finalmente seduta e il nonno ebbe detto la preghiera di ringraziamento, coltelli e forchette balenarono tutti insieme. Era uno sciame di argentee locuste che volava da un vassoio all’altro.
Una volta che tutti si furono riempita la bocca a sazietà, la nonna si appoggiò allo schienale della sedia e chiese : “Vi è piaciuto?”
Per i parenti e gli altri convitati (inclusa zia Rose) si poneva un grave dilemma rispondere e rompere l’incantesimo o continuare a divorare quel nettare, quel cibo degli dei che andava giù così meravigliosamente nelle loro gole? Non riuscivano a decidere e non sapevano se piangere o ridere. Congelati dal silenzio, parevano capaci di restare lì in eterno, indifferenti a stragi e terremoti, incendi e sparatorie, ammaliati dai deliziosi sapori della cena. Non esistevano cattivi in quel mondo di spezie profumate, di succose radici, di teneri ingredienti; di fronte a tanto anche l’uomo più malvagio si trasformava in innocente. L’occhio non aveva che da spaziare: la tavola era imbandita di fritti, sformati, stufati, sughi inventati sul momento, ogni ben di Dio. Gli unici rumori erano gli scoppiettii eterni delle pentole in cucina e il tintinnio delle posate sui piatti, rintocchi di un orologio che batteva i secondi invece delle ore.
Poi zia Rose chiamò a raccolta tutte le sue forze, la salute e il colorito che erano in lei e, rivolgendo le punte della forchetta verso l’alto, con un boccone saldamente infilzato, osservando il mistero che la forchetta le presentava, parlò nel solito tono roboante.
“Oh, è tutto ottimo. Ma che cos’è, esattamente che stiamo mangiando?”
Bacceli di fave pasticciati
- "Savuza" (etimologia di probabile origine greca), preparazione tipica del crotonese -
La limonata non tintinnò più nei bicchieri, le forchette si fermarono e riposarono sulla tavola.
Douglas scoccò a zia Rose, l’occhiata che il cervo morente scocca al cacciatore. Tutte le facce mostrarono la stessa sorpresa. Il cibo parlava da sé, no? era la filosofia di se stesso, poneva e risolveva da solo le sue domande. Di che cosa avevano bisogno il corpo e il sangue, se non di quel magico momento di riti e profumi?
“Non riesco a credere” insisté zia Rose “che qualcuno non abbia sentito la mia domanda.”
Alla fine la nonna aprì un poco le labbra per rispondere. “Io lo chiamo il pranzo del giovedì. Lo mangiamo ogni settimana”
Il che era una bugia.
In tanti anni non c’era mai stato un piatto che somigliasse a un altro. Non sapevi mai decidere se il boccone che avevi appena finito di mangiare veniva dalla terra o dal mare, se era cacciagione o pescheria, se nel suo corpo scorreva sangue o clorofilla, se camminava o si limitava a seguire il percorso del sole. Nessuno lo sapeva, nessuno lo chiedeva, a nessuno importava.
Il massimo a cui i convitati si spingevano era affacciarsi alla porta della cucina e ammirare le pentole che bollivano, mestoli che sbattevano, i coperchi che fumavano, come una fabbrica a pieno regime diretta dalla nonna che si muoveva tra le cose automaticamente, senza usare gli occhi ma le dita
Era consapevole del suo talento? Probabilmente no.

Bacceli di fave pasticciati

Baccelli di fave pasticciati (Savuza)

Ingredienti indicativi
100 g baccelli TENERI delle prime raccolte di fave BIO
2 manciate di pangrattato
1 cucchiaio di aceto
1 cucchiaino di pepe rosso
aglio
olio evo

Preparazione. Eliminare con l’ausilio di un coltello, i filamenti laterali dei baccelli e mettere da parte le fave. Lavare bene i baccelli così ottenuti e adagiarli immediatamente (per evitare che si anneriscano), grondanti d’acqua, in una pentola, far raggiungere l’ebollizione e lasciare finché non evapora l’acqua.
Quindi aggiungere il pangrattato, l’aceto, un trito finissimo di aglio e l’olio evo, rimestando. Dopo qualche minuto (i baccelli devono apparire spezzettati e morbidi)
Quindi cospargere di pepe rosso e rimestare ancora.
Allontanare dal fuoco e trasferire direttamente nel piatto di servizio o sformarlo con gli anelli d’acciaio, cospargere di pepe rosso e decorare con una fava.
Ottimo anche freddo.

- Provati da lei qui e qui

Bacceli di fave pasticciati

Se qualcuno le domandava il segreto della sua cucina lei abbassava gli occhi e si guardava le mani che un meraviglioso istinto spingeva a coprirsi ogni giorno di farina, come un guanto naturale e che affondavano nei visceri dei tacchini in cerca del loro cuore o della loro anima. Gli occhi grigi della nonna ammiccavano dietro gli occhiali; occhi deboli, costretti a chiudersi per anni e anni davanti alla vampa dei forni e a misurare, con sottile esperienza, i più svariati ingredienti. A volte gli occhi la tradivano e spargeva l’amido sulle bistecche, bistecche straordinariamente tenere e saporite! A molte metteva albicocche fresche sulle fettine e quegli strani accostamenti erano intenzionali e carni, frutta e verdura venivano accoppiati senza pregiudizi, perché la nonna non aveva nessun rispetto delle regole ortodosse. Nella sua cucina esisteva un solo imperativo: che alla fine i commensali si sentissero l’acquolina in bocca e gustassero il pranzo con tutto il cuore. Le sue mani, come le mani della bisnonna prima di lei, erano quindi il suo mistero, la sua delizia, la sua vita. Le guardava spesso con stupore, ma non interferiva mai coi loro compiti, perché dovevano fare a modo loro.
E ora, per la prima volta in tanti anni, qualcuno le faceva delle domande, tentava la dissezione dei suoi piatti con la freddezza di uno scienziato; parlava quando la virtù più apprezzata sarebbe stato il silenzio.
“D’accordo, d’accordo, ma che cosa ci metti nel tuo pranzo del giovedì?”
“A te cosa sembra?” ritorse la nonna, evasiva.
Zia Rose annusò il boccone che aveva infilzato con la forchetta.
“Montone direi. O è agnello? E non riesco a capire se è condito con lo zenzero o la cannella. Il sugo contiene forse del prosciutto? Mirtilli? Con aggiunta di biscotti forse? Mandorle?”
“Hai indovinato tutto. C’è qualcuno che vuol fare il bis?”
Seguì un grande clamore, un tintinnare di piatti, un alzarsi di braccia e voci che speravano di soffocare una volta per tutte le blasfeme domande della zia Rose. Douglas parlava più forte e faceva più baccano degli altri, ma sulle facce dei commensali si leggeva una certa apprensione, come se la loro felicità fosse in pericolo.
[Tratto da L’estate incantata di R. Bradbury]

9 febbraio 2009

Crostatine fredde di ricotta con cavolfiori e mandorle

Ogni gesto del nostro vivere, dal più banale al più importante, non ha una sua ragion d’essere se non per l’energia: un bene da trattare con riguardo e da risparmiare con impegno, adottando un quotidiano stile di vita attento all’ambiente.

A tale proposito, leggo da lei e da lei che come ogni anno, Cirri e Solibello, i conduttori di Caterpillar, hanno lanciato l’iniziativa M'ILLUMINO DI MENO per la sensibilizzazione alla riduzione dei consumi, con l'invito ad attuare delle buone pratiche (vedi decalogo) ma anche con un'azione simbolica da fare il 13 febbraio dalle 18 in poi, questo perché "loro" (o chi per loro) misureranno il calo di consumo energetico in quella frazione di tempo (!).


Ognuno di noi può aderire a suo modo con suggerimenti e/o azioni concrete.


Il mio suggerimento è quello di “adottare” lampade fluorescenti per illuminare le nostre case ed il nostro vissuto.
Difatti per una illuminazione domestica che non dissipi energia, cara e preziosa, la Commissione europea ha avviato una campagna di sensibilizzazione attraverso il progetto “Energia intelligente per l’Europa”, con lo scopo di promuovere l’utilizzo delle Lampade Fluorescenti Compatte nel settore residenziale.
Il Centro Comune di Ricerca della Commissione Europea ha valutato che se tutte le famiglie italiane sostituissero le lampade incandescenti con le nuove Fluorescenti Compatte, si risparmierebbero 5,6 miliardi di kW/h, il che equivale alla chiusura di una grande centrale a carbone che ogni anno emette nell’atmosfera 3 milioni di tonnellate di CO2.


La mia azione concreta passa per una ricetta in linea con il risparmio energetico, in quanto una parte della preparazione, il guscio di ricotta, è senza cottura (consumo energetico=0); mentre il resto, il cavolfiore è stato preparato a vapore, con la cottura a castello, collocando sulla pentola a fondo termico, a contatto con il fuoco delle patate da lessare, sulla bacinella sovrastante del bagnomaria della carne ed infine, ancora più su, la griglia per la cottura a vapore del cavolfiore, rigorosamente coperto per non disperdere calore (consumo energetico=1/3).
Può essere utile sottolineare che l’acqua di cottura delle patate, dopo un opportuno raffreddamento è servita per abbeverare le piante e che i prodotti utilizzati sono stati acquistati da produttori locali, quindi rigorosamente a KM 0 e cioè con emissione di CO2 di modesta entità.

Crostatina fredda di ricotta al cavolfiore e mandorle


Crostatine fredde di ricotta con cavolfiori e mandorle
Ingredienti x 4
Crostatine

400 g ricotta vaccina
½ bicchiere latte di soia
3 fogli gelatina

200 g cavolfiore circa
1 peperoncino
1 cucchiaino zenzero grattugiato
aglio
olio evo
1 cucchiaio mandorle tritate

Preparazione. Passare la ricotta ad un setaccio a maglie fini, mescolando finché il composto risulta cremoso. Scaldare il latte, scioglierci la gelatina precedentemente idratata e versarlo sul composto, mescolando bene, stendere negli stampi per crostatine, foderati di pellicola alimentare (da preferire gli stampi in silicone) e riporre in frigo per almeno 3 ore.
Cuocere a vapore il cavolfiore e lasciarlo intiepidire. A parte preparare il condimento, versando in una padella, l’olio, l’aglio e il peperoncino, finemente triturati e un po’ di sale. Quando tutto è dorato, aggiungere lo zenzero grattugiato.
Sformare i tortini e disporvi le cimette di cavolfiore, spennellando con il condimento preparato e guarnendo con le mandorle.

[Idea derivante dall’assemblaggio di due ricette: Tortino freddo allo yogurt, robiola e pere e Cavolfiore al vapore con zenzero e pinoli, tratte da Ricette a colori per proteggere la nostra salute di P. Loaldi]


Con questa Crostatina partecipo alla raccolta di Ricette a basso consumo di energia organizzata da pasticci e pasticcini.

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Il ricettario qui

13 febbraio 2008

Cioccolato fantasia e Praline di frutta secca al cioccolato

Con questo post aderisco al programma M'illumino di meno del 15 febbraio, per la campagna di sensibilizzazione del risparmio energetico.

Applicando tale programma in cucina, Comidademama ha lanciato l'iniziativa Ricette a lume di candela ovvero ricette a basso consumo energetico.

La mia idea è di preparare ciocco-biscotti, dolci delizie che non richiedono cottura, riducendo al minimo l'utilizzo di energia e di materie prime, per acquisire un nuovo stile di vita e di cucina.
DAR FORMA ALLE IDEE
Quel che a primo acchito, potrebbe sembrare un anacronismo (dettato dalle mie ultime vicissitudini), è in realtà un esempio di come la fantasia possa vestirsi delle forme più svariate per seguire il tema del momento (dando la forma di cuori per S. Valentino) o semplicemente per dare corpo ad un'ispirazione evanescente.


Seguito degli Appunti del 07/01/2008 e del 08/01/2008
Riciclare dolci natalizi.


In linea con la voglia di nuovo che si respira in questi giorni, si pone l'obbligo, dopo le ricche libagioni festaiole, di "ridare nuovo appeal ai biscotti natalizi": che c'è di meglio di questi graziosi "ciocco-biscotti"?

Sfiziose fantasie di cioccolato che possono prendere tutte le forme suggerite dalla fantasia (e consentite dagli stampini tagliabiscotti) e caratterizzate da una doppia anima di biscotti e cioccolatini (se è vero che in medio stat virtus): "ciocco-biscotti" da consumare in ogni dove!



Fantasie di cioccolato
Ingredienti
70 g cioccolato latte
70 g cioccolato fondente
130 g biscotti
20 g burro
2 cucchiai panna
1 cucchiaio di brandy
Decorazione
granella di nocciole, codette di cioccolato

Preparazione
Fondere a bagnomaria il cioccolato, unirvi la panna liquida, il brandy ed ii biscotti pestati, non molto finemente. Mescolare bene e stendere il composto ottenuto, su un foglio di carta forno, ricoprire con un altro foglio, livellando il tutto con un matterello, fino a raggiungere uno spessore di 1,5 cm.
Quindi eliminare la carta soprastante ed attendere che il composto raggiunga una consistenza semi-solida (circa 1 ora) che consenta il taglio con gli stampini. Dopo aver ritagliato le singole formine, estrarre il relativo stampino con delicatezza (nel caso in cui qualcuna dovesse smussarsi o spezzarsi, potrete procedere successivamente a "ripararla" con del cioccolato fuso) ed adagiare la risultante su un altro foglio di carta forno.
A solidificazione completa, spennellare la superficie dei "ciocco-biscotti" con del cioccolato fuso e decorare a paicimento: per esempio, facendovi aderire la granella di cioccolato e le codette di cioccolato o lasciandone qualcuno "nudo".




Riciclare frutta secca (ultima puntata) ovvero "come riciclare delizie proibite, riproponendole sotto mentite spoglie": dedicato ai fantasiosi che nella vita non amano fare i calcoli (delle calorie).




Praline di frutta secca al cioccolato
Ingredienti (circa 20 pz)
20 mandorle
100 g fichi secchi (o 100 g albicocche secche)
100 g datteri
100 g uvetta
25-50 g cioccolato
1 cucchiaio rum
Decorazione
granella mandorle
50 g cioccolato latte
50 g cioccolato fondente


Preparazione (Per la preparazione di queste dolcezze le dosi consigliate, possono essere agevolmente trasgredite, senza ripercussioni gravi per la riuscita delle stesse).
Triturare finemente i fichi secchi (o le albicocche), i datteri e l'uvetta, amalgamando il tutto con del cioccolato fuso sufficiente a "legare" il composto ed infine, profumare con il rum. Mescolare bene e, prelevando piccole quantità alla volta, modellarle, dando la forma sferica, inserndo nel cuore una mandorla tostata. Quindi rotolarle nella granella di mandorle e a solidificazione raggiunta, adagiare le praline su una gratella e ricoprirle con il cioccolato fuso.

Infine disporle nei pirottini e gustarle con parsimonia.

AGGIORNAMENTO

La raccolta di ricette qui ed in formato pdf
qui.

15 ottobre 2007

Tempi moderni


Ieri, oggi e ...
1. Una volta buttare una bottiglia in mare era il gesto estremo di un naufrago o di un innamorato, oggi buttare una bottiglia di plastica (o una busta) in mare vuol dire arrecare un danno irreversibile a quest'organismo vivente (danno all'ambiente).
2. Una volta uccidere un lupo era una forma di difesa da un'aggressione personale o al bestiame, oggi uccidere un lupo vuol dire sopprimere un esemplare in via di estinzione (crimine contro l'ecosistema).
3. Una volta i segnali di fumo erano un mezzo di comunicazione salvavita tra popoli, oggi sono fonte di CO2 che aumenta il riscaldamento del pianeta (attentato al pianeta)

… e domani
E nel futuro, che valenza avranno questi ed ogni altro gesto? Ma quale sarà il futuro? E' il momento di agire perché il nostro pianeta abbia un futuro!

E allora ADOTTIAMO UN NUOVO STILE DI VITA ATTENTO ALL'AMBIENTE, piccoli gesti quotidiani per un personale risparmio monetario ed un generale beneficio ambientale!!!

6 Regole d'oro per una cucina eco-compatibile

1. RACCOLTA DIFFERENZIATA DEI RIFIUTI Parola d'ordine: differenziare.
2. RISPARMIO IDRICO Guerra ai rubinetti gocciolanti, soprattutto di acqua calda;
Guerra ai rubinetti che scorrono anche quando non servono.
3. RISPARMIO ENERGETICO Sostituzione delle lampadine incandescenti con quelle a basso consumo;
Acquisto di elettrodomestici classe A;
Uso elettrodomestici a pieno carico;
Caccia agli apparecchi elettrici in stand by.
4. ACQUISTO DI PRODOTTI LOCALI Prodotti a Km 0 che non devono percorrere grandi distanze con mezzi di trasporti inquinanti per l'atmosfera.
5. LIMITARE IL CONSUMO DETERSIVI E PLASTICA (es. piatti, biccheri ...), elementi altamente inquinanti
6. CUCINARE DI PIU' per portare a tavola alimenti ecologicamente corretti.

Ciliegina ecologica
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