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22 dicembre 2013

Sablés al cioccolato e fior di sale (in barattolo e non)

Avete provveduto a tutti i regali di Natale? Ne manca ancora qualcuno? Siete in buona compagnia, ma io sono riuscita a risolvere il dilemma, grazie ad un’idea che impazza sui food blog da anni: i biscotti in barattolo.


Sablés al cioccolato e fior di sale (in barattolo e non)


Si tratta di pesare gli ingredienti della ricetta prescelta e disporli a strati in un vasetto di vetro: il destinatario del regalo potrà preparare i biscotti, seguendo la ricetta allegata ed a fine degustazione, conserverà il barattolo come ricordo.
Nello specifico ho scelto dei sablés di Pierre Hermé semplicissimi, ma particolari per il felice connubio tra cioccolato e fior di sale.

23 maggio 2013

Brioche con le fragole


In principio furono i ciambelloni ed i pan di Spagna della mamma a rendermi più soave il risveglio e ad allietare la prima colazione, poi vennero i cake nelle loro infinite declinazioni, compresa quella con l’olio d’oliva e di recente sono arrivate le brioches a conquistarmi e farmi amare (o quasi) il trillo della sveglia mattutina.
Tra queste ultime, se proprio devo scegliere, prediligo quelle francesi ricche di uova, con quello splendido color oro e ricche di burro che le rende soffici e morbide oltre ogni dire (sensi di colpa a parte): in altre parole irresistibili


Brioche con le fragole

leggere la ricetta di brioche di P. Hermè, è stata una grande tentazione che ho contrastato per mesi, ma alla fine ho ceduto ed era inevitabile …
Poiché se si trasgredisce è meglio farlo bene, ho farcito la brioche con una composta di fragole, ma si può anche optare per una confettura di fragole (o altro frutto): quelle striature fruttate che si svelano al taglio e striano le fette briochate hanno il sapore di un premio conquistato!
La brioche è poesia pura, indescrivibile con le parole, l’unica nota è che ho riscontrato difficoltà nel lavorare l’impasto: difatti è risultato molto appiccicoso, probabilmente perché ho usato una farina diversa da quella consigliata, ma mettendo a dura prova la tenacia dell’impastatrice, sono riuscita nell'intento (ed in ogni caso sconsiglio di impastarla a mano).
E' un dolce che desta il buon umore e tinge il mondo di rosa: vale la pena provarlo, anche diminuendo la quantità di burro ...

8 maggio 2013

Cake aux carottes et aux noisettes


Per me è il “cake dei sentimenti veri” e per svariati motivi: vuoi perché l’ho preparato con delle ottime nocciole che una mia cara amica mi ha regalato a Natale e che ho serbato in attesa del dolce giusto; vuoi perché quest’ultimo è tratto da un libro favoloso, dono di una deliziosa ragazza (se fossi adolescente, la definirei “amica del cuore”), in uno slancio di generosità che mi ha lasciato senza parole; vuoi perché la ricetta di questo cake è di Hermé o per meglio dire del suo papà George; vuoi perché con mia somma sorpresa, in famiglia si è fatto amare da tutti indistintamente, disegnando sorrisi di approvazione sul volto di grandi e piccini …..

Cake aux carottes et aux noisettes

Hermè lo definisce “cake” e lo cuoce nel tipico stampo rettangolare, ma la tecnica è più simile ad una genoise (un pan di Spagna, per intenderci): difatti non vi sono grassi (né burro, né olio evo) e i tuorli e gli albumi si devono montare bene con lo zucchero, dopodiché si “arricchisce” il tutto con mandorle polverizzate e nocciole, nella doppia veste di “polvere” e grani irregolari, tritati al coltello e ovviamente carote anch’esse sdoppiate in purea per regalare morbidezza e grattugiate perché siano una presenza evidente.
È un dolce perfettamente calibrato, con texture diverse e sapori armoniosamente concertati, ma io per ridurre i tempi di preparazione, ho omesso la pâte à cigarettes au chocolat (il tocco da maestro che regala al cake un che di sofisticato) e mi piace pensare che tale semplificazione sia più vicina alla ricetta originale del padre.

6 maggio 2013

Paris-Brest individuali


Dopo aver riprodotto il praliné maison per personalizzare i piccoli choux, era inevitabile che il passo successivo fosse quello di preparare i Paris-Brest


Paris-Brest con crema mousseline al pralinato


i tipici anelli di choux, creati nel 1891 da L. Dourand per commemorare la corsa ciclistica Paris- Brest-Paris: nell’intento vorrebbero ricordare la ruota di una bicicletta, ma in realtà sono di un’avvenenza che supera ogni simbolismo.
In questo caso sono ripieni con crema mousseline al pralinato e frammenti di croccante alle mandorle e nocciole che richiamano la croccantezza superficiale delle mandole a lamelle, ma si può optare per una crema chantilly al caramello o crema mousseline al cioccolato bianco o molto altro ancora ….
All'assaggio mi sono detta che è un’esperienza da fare almeno una volta nella vita!

4 maggio 2013

Pètits choux con crema mousseline al pralinato


Ciò che molto spesso mi spinge a sperimentare in cucina è la curiosità di scoprire sapori prima di allora solo immaginati o di riprodurre sapori riposti nell’angolo dei ricordi, ma a volte è l’entusiasmo e la carica che si prova nel testare la buona riuscita di preparazioni che nell’immaginario collettivo solitamente si “acquistano”: ricordo ancora l’euforia del primo budino, della prima panna cotta, del primo yogurt home made e a seguire la “campagna divulgativa” e forse pedante tra parenti e amici …..
La scorsa settimana grande è stata l’esaltazione, quando ho preparato il pralinato, una golosissima pasta di nocciole e/o mandorle che mi capita spesso di ammirare sugli scaffali dei negozi specializzati in articoli per pasticceria e che non sempre porto a casa, perché il bello delle preparazioni casalinghe è quello di utilizzare materie prime scelte, evitando il più possibile i prodotti semilavorati.
Nello specifico il pralinato non richiede particolari abilità, ma ho sempre evitato di cimentarmi per il timore di sfiancare il frullatore …
Tuttavia di recente ho ripreso a sfogliare con ardore le ricette di Ladurèe e mi sono detta che era arrivato il momento di provare i suoi bignè e la sua crema mousseline al pralinato (per l’appunto):

Petits choux con crema mousseline al pralinato

ogni timore è svanito e così, usando come riferimento la ricetta di Edda, ho poi seguito un procedimento un po’ diverso ed ho usato mandorle e nocciole: il profumo avvolgente e intenso che pervade la cucina, quando il composto nel frullatore si trasforma come per magia da una massa granulosa in una lucida e liscia, è indescrivibile!

Le ricette che seguono sono un po’ lunghette, ma sono di gran pregio e sicura riuscita ed inoltre all'occorrenza si possono usare anche separatamente.

14 gennaio 2013

Cantuccini alle arachidi


Ogni volta che devo organizzare un invito o far fronte ad un auto invito (!), prevale il mio lato futile e la prima cosa a cui penso è l’aperitivo ed il dolce, forse perché tutto quello che sta in mezzo per me non ha un grande appeal ….
Per restare in tema di aperitivi, vado sul sicuro quando preparo i cantuccini alle arachidi


Cantuccini alle arachidi


irresistibili tentazioni con il grande potere di predisporre gli animi al sorriso e alle portate che verranno!
Le arachidi si possono sostituire con altra frutta secca a piacimento, ma a mio parere sono proprio queste, a rendere unici i bocconcini in questione.
Un solo consiglio: raddoppiare le dosi (che ho avuto la balzana idea di dimezzare rispetto alla ricetta originale), perché finiranno in un baleno!


8 ottobre 2011

Bolle di neve

Non è un auspicio, né un messaggio subliminale, ispirato dal cambiamento repentino delle temperature: è semplicemente il nome di questi biscottini eterei

Bolle di neve

fatti con albumi, mandorle e giusto un tocco lieve di zenzero: si presentano da soli.
Tra l'altro sono un modo elegante per riciclare con dolcezza gli albumi avanzati da altre preparazioni e che spesso risultano indesiderati.

8 aprile 2011

Bignè con crema alle pere e ginepro

Aprile è un mese fitto di ricorrenze: si comincia con l’onomastico di mio fratello e poi via via, si susseguono i compleanni ….
E quando ci sono festeggiamenti in vista, ho licenza di sperimentare, potendo decidere insindacabilmente il dolce più consono all’occasione.
Per aprire le danze, la scelta è caduta sui bignè

Bignè con

per la loro leggiadria e compiutezza che in un solo boccone delizia l’animo, per l’individualità che rappresentano ed il senso di comunione che esprimono (si comincia con l’assaggiarne uno, ma per par condicio, non si può fare a meno di proseguire con gli altri) e perché era da tempo che volevo sperimentare la pasta choux di Montersino!
Come cuore cremoso ho trovato perfetta una crema al ginepro che ha destato di recente la mia curiosità, da usare come base per una chantilly, ma “l’opulenza” della ricetta dei bignè, mi ha fatto desistere dall’utilizzo della panna e così ho raggiunto ereticamente lo scopo di “alleggerire” e rendere aerea la crema, incorporandovi le pere sciroppate …
Per completare il tutto, devo essere sincera, avrei voluto glassare i bignè con un velo di cioccolato bianco, ma per non dare man forte al colesterolo, ho optato per il semplice zucchero a velo, adducendo ufficialmente come motivazione, la volontà di non creare interferenze con la pasta choux che in effetti merita una ribalta piena.

2 febbraio 2011

Gnocchi di polenta taragna e porcini

Ai tempi in cui la mia occupazione principale era studiare, una cara amica e dirimpettaia mi fece conoscere la bontà della polenta ed ogni volta che la preparava, una porzione era destinata a me.
Un gesto di condivisione e di amicizia che si è rinnovato, quando qualche settimana fa Genny mi ha regalato un sacchetto di polenta taragna*, tipico della Valtellina, dato da una miscela di farina di mais e di grano saraceno, dal colore giallo che stempera sul “sabbioso”.
L’idea era di farla con i broccoli siciliani, come quella condivisa, ma una nota, appresa in tv di recente, su come trattare correttamente i funghi secchi, mi ha fatto optare per questi ultimi.

Gnocchi di polenta taragna e porcini

Prima di essere utilizzati, i funghi secchi vanno fatti rinvenire in acqua calda per tempi lungi (preferibilmente una notte), così che le impurità degli stessi, si depositino sul fondo. A questo punto si possono prelevare delicatamente senza smuovere i residui depositati e l’acqua va filtrata con una garza sterile, fermandosi quando si arriva all’ultima parte: solo dopo questa procedura, l’acqua che ha raccolto il profumo dei funghi, può essere utilizzarla per le preparazioni successive (G. Vissani docet).
Probabilmente è una tecnica che molti già conoscono, ma ultimante avevo sentito in proposito pareri discordanti che mi avevano confuso le idee e, così fugato ogni dubbio, ho ben pensato di utilizzare l’acqua in cui hanno riposato i funghi secchi per cuocervi la polenta e farne poi degli gnocchi semplici, ma dal sapore intenso e rustico che a piacimento, si possono completare con speck, salsiccia o cubetti di pancetta.

22 ottobre 2010

Crostata alla crema cotta e annona sciroppato

Sono particolarmente legata a questi frutti poco conosciuti: l’annona cherimola che due anni fa, in un periodo critico della mia vita, mi sono stato regalati da mio cognato ed accostarmi a loro con stupore (tanto per cominciare, non credevo fossero autoctoni!), ammirarne le fattezze scultoree e poi pensare a come poterli utilizzare in un dolce, ha rappresentato per me il primo passo per recuperare un entusiasmo sopito …
L’annona ha un gusto dolce e soave con delle note che ricordano la crema pasticcera e tale caratteristica mi ha suggerito l’idea di usarlo per preparare la Crostata alla crema cotta di L. Montersino, assaggiata qualche sera fa a casa di amici di amici.
Una volta a casa, sprovvista di ricetta e decisa a riprodurla con l’aiuto della memoria, sono tuttavia riuscita a recuperarla qui e, adattandone le dosi, l’ho preparata sostituendo l’ananas sciroppato con l’annona (sciroppato)!


Crostata alla crema cotta e annona sciroppato

È uno dei dolci più buoni che abbia mai gustato, nonostante l’aspetto poco avvenente: una piacevolissima frolla, accoglie una base di frutta sciroppata, morbidamente ricoperta da uno strato dorato di crema cotta in forno, lo definirei una sorta di goloso budino su un guscio burroso e ricco di frutta!
A coronamento, la ric. originale prevede i lamponi, ma ho preferito i fiori di gelsomino che mi sono sembrati più adatti a rafforzare l’indole mediterranea di questo dessert: si tratta di fiori modesti ed apparentemente fragili, ma in realtà alquanto tenaci e dal profumo intenso, proprio come questo dolce.

19 giugno 2010

Goloso di ciliegie in gelatina al miele e aceto balsamico

Nell’età in cui ai cuccioli d’uomo si impartiscono per metafore i primi insegnamenti di vita, un “capitolo speciale” è dedicato all’inesistenza della perfezione, distillato nel principio “la perfezione non è di questo mondo”.
Tuttavia il mio sentire infantile si è sempre trovato in grave disaccordo, ravvisando perfette e giuste molte cose in natura e tra queste, senza ombra di dubbio, le ciliegie e i frutti di bosco in generale, i fruttini dalla bontà promessa e mantenuta, forse per via di quelle dimensioni minute o di quella brillantezza e varietà di colori e forme o di quella polpa succosa e dolce, capace di inondare il palato al primo schiocco ….

Goloso di ciliegie in gelatina al miele e aceto balsamico

Ancora adesso, mi ostino a cercare frammenti di perfezione, per es. in un cucchiaio che somma la tremula brillantezza di una gelatina al miele, la soffice e vaporosa cremosità di una chantilly alla vaniglia e il sodo lucore rosso delle ciliegie all’aceto balsamico!

11 giugno 2010

Sorbetto di albicocche

Il regime di alimentazione controllata che sto seguendo da alcuni mesi prosegue, anche se con scossoni e lentezze e di pari passo continua la ricerca di dolcezze che non pesino eccessivamente sul bilancio calorico di fine giornata.
Così quando qualche mese fa, casualmente mi capitò di assistere alla divulgazione via etere di G. Martinetti della “formula infallibile” per preparare sorbetti home made con tutti i tipi di frutta, grande è stato lo stupore e la necessità di provare.

Sorbetto di albicocche

Seguendo pedissequamente le dosi indicate, ho omesso la farina di carrube (usata in sorbetti o gelati come addensante naturale) che non avevo e, sulla scorta di questa esperienza, ho usato il glucosio per contrastare la formazione di cristalli di ghiaccio e rendere più setoso il composto, in mancanza della gelatiera: il risultato è stato molto soddisfacente, il sorbetto ottenuto presenta una texture vellutata e cremosa in cui affondare il cucchiaino senza sensi di colpa.

3 giugno 2010

Tarte alle more e crema allo yogurt

More di gelso: atto terzo.
Le vetrine delle pasticcerie esercitano su di me un richiamo a dir poco irresistibile e per quanto spesso la fretta sia mia compagna abituale, non posso fare a meno di fermarmi ad ammirarle, lasciando vagare lo sguardo su quelle leggiadrie surreali, eteree e impalpabili come nuvole che occhieggiano al di là del vetro scintillante: momenti i cui il tempo si ferma.
Di qualche giorno fa per l’appunto, l’attrazione fatale per una magnifica crostata di fragole, un guscio croccante, graziosamente scanalato a custodia di una crema dorata, sormontata da un trionfo di fragole, lingue di fuoco sfavillanti e laccate.
Ho resistito stoicamente, ma una volta a casa, la tentazione di riprodurla è stata fortissima e ho ceduto!

TARTE ALLE MORE E CREMA ALLO YOGURT

Al momento di realizzarla, l’idea iniziale è stata immediatamente sostituita, dalla curiosità di sperimentare una ricetta di M. Santin che prevede come base la frolla Robuchon, con soli tuorli, una frolla caratterizzata da una certa elasticità (ideale per contenere ripieni che devono solidificare) e aromatizzata al cardamomo, a racchiudere un velo di composta di lamponi e uno strato di fresca bavarese allo yogurt.
Ho sostituito i lamponi con le more di gelso e adattato le dosi alle mie esigenze!
Una torta di carattere con una crema sbarazzina che gioca a far la sostenuta: aerea e soffice, avvolge con delicatezza un cuore dolce e fruttato, una gradevole sorpresa, adagiata su una base speziata di grandi pretese.

10 gennaio 2010

Crema al rosmarino con kiwi e olio extravergine d’oliva

È quasi una professione di fede per me, l’uso dell’olio di oliva e.v. in cucina, protagonista assoluto di ogni pietanza e molto spesso re incontrastato di cene improvvisate e non solo, ad insaporire e dorare calde e croccanti bruschette: onnipresente nella nostra cultura, nei nostri paesaggi con ulivi secolari dai tronchi nodosi e contorti e sulle nostre tavole, secondo una”pratica” tramandata da generazioni ed in questi ultimi anni certificata come “sana abitudine alimentare” dalla medicina.
Un credo che mi ha spinta di recente a testarne l’applicazione in ambiti un po’ inconsueti: l’anno scorso, per la necessità di seguire un regime alimentare controllato, ho provato una frolla salata con l’olio evo, in un crescendo che mi ha portata ad esplorare un territorio, fino ad allora “off limits” (per me), quello dei dolci.
Sorpresa dei risultati, eccomi oggi ad annotare una nuova conquista: l’olio evo in un dolce al cucchiaio, seguendo una ricetta che attendeva da un anno.

Crema al rosmarino con kiwi e olio extravergine d’oliva

Un olio delicato e gentile, (di un produttore locale) di cui sono entrata in possesso e l’esigenza quanto mai sentita in questo periodo dell’anno. di un dessert poco calorico, hanno decretato il momento di passare all’assaggio e la prova è stata superata a pieni voti.
L’aroma leggermente pungente del rosmarino e l’olio dai piacevoli sentori fruttati caratterizzano questa crema pasticcera, dorata e vellutata, esaltata dai verdi frutti aciduli.

4 gennaio 2010

Gelato di cachi con crema diplomatica alle nocciole

L’insolito gelato
Qualche anno fa, ebbi occasione di trascorrere il Natale a Reggio Calabria e grande fu il mio stupore quando mio cognato portò a casa un panettone farcito con gelato e finemente decorato con scene innevate e alberelli di pasta di zucchero. Fu una visione e quando arrivò il momento dell’assaggio, fu sorprendente scoprire quanto un dolce tipicamente invernale e rappresentativo del Natale, potesse coniugarsi con il dolce estivo per eccellenza.
Da allora, ogni anno propongo il gelato in inverno e soprattutto di recente, spinta dalla convinzione di dover superare i cliché che sconsigliano il cioccolato in estate, che relegano al periodo natalizio il torrone ed il panettone e che confinano nel limbo della stagione calda il gelato.

Gelato di cachi con salsa diplomatica alla nocciola

Quest’anno avevo un motivo in più per provare un gelato invernale: una ricetta di Guido Martinetti da testare e un panettone dai grandi aromi da abbinarvi.
Un gelato alla frutta, dal gusto intenso, dove è lo stesso cachi con le sue fibre a fare da "addensante" naturale e che si affoga con voluttà nella crema alle nocciole.

19 dicembre 2009

Tortine di zucca con salsa al cioccolato bianco e fagioli a formella

Una fitta trama di azioni avventate e azioni ponderate si rivela essere il nostro vissuto: un intreccio finissimo di azioni azzardate dal preannunciato esito fallimentare che si risolvono poi in successo ed azioni calibrate, mirate ad una riuscita sicura che si concretizzano in flop deludenti e frustranti.
Le tortine di oggi appartengono alla prima categoria: si tratta di una ricetta di S. De Riso, vista in tv e annotata con prontezza, ma incompleta di due ingredienti fondamentali (farina e lievito): mancanza che avrebbe fatto desistere le persone dotate di senno….

Tortine di zucca con salsa di cioccolato bianco e fagioli a formella

Così è stato, almeno inizialmente, finché la procace zucca che troneggiava nella mia cucina, mi ha fatto capitolare.
Avventurandomi sulla strada dell’eresia, ho utilizzato come paradigma questa sua ricetta (che mi sembrava simile ed ho pesato lo stesso quantitativo di farina), seguendo fedelmente le varie fasi della preparazione ed al momento di incorporare gli ingredienti ignoti (la farina), ho proceduto assecondando il composto, cioè aggiungendone quanto mi sembrava necessario per ottenere la giusta consistenza ed infine in proporzione alla farina, ho calcolato le dosi del lievito.
Il risultato è stato così ragguardevole che ho regalato alcune di queste tortine (corredate di ricetta, vergata in corsivo) e solo dopo la degustazione ho raccontato i trascorsi!
Il motivo di tanta ostinazione, non trova una spiegazione razionale, ma solo istintuale: mi colpì questo dolce dove al netto dominio della zucca (la quantità si equivale o quasi a quella della farina), si affianca la presenza autorevole delle mandorle (e degli amaretti sbriciolati che io ho omesso e penso di aver fatto bene, perché avrebbero neutralizzato il gusto delicatissimo e tenue della zucca, messo a dura prova dalle mandorle), richiedendo l’intervento aromatico della cannella, del miele, della pasta d’arancia (che si ottiene frullando finemente scorza d’arancia e zucchero: un concentrato di oli essenziali a dir poco entusiasmante), povero di grassi (celebra l'olio appena franto) e che viene servito con una salsa di cioccolato bianco e fagioli di Controne.
Su di me questo dolce, apparentemente rustico, ha esercitato un grande fascino e l’avere a disposizione i fagioli a formella (corregionali di quelli previsti dalla ricetta originale), un legume dimenticato, presidio slow food campano, mi ha fatto propendere per la sperimentazione: la salsa è dolce e corposa, con un lieve retrogusto vegetale che completa amabilmente le tortine.

4 dicembre 2009

Mousse di fondente, crema di feijoa e zabaione al moscato

Quanto sia relativo il concetto di “esotico” l’ho scoperto qualche settimana fa, quando una mia cara amica, mi ha donato un sacchetto contenente delle feijoa sellowiana, dei frutti per l’appunto “esotici” che sembra stiano coltivando con successo in alcune regioni d'Italia ed in particolare in Calabria (nella piana di Gioia Tauro) e lei, in qualità di agronomo si sta occupando di vigilare su tali coltivazioni dal tenore “quasi sperimentale”.

Mousse di fondente, crema di feijoa e zabaione al moscato

Grande è stato il mio stupore, nell’aprire il sacchetto e nel venire assalita da un profumo inebriante, avvolgente e fresco: dal set fotografico ai fornelli, il passo è stato breve, ma non poco travagliato.
Dopo una ridda di ipotesi su come gustarlo in un dessert, ne ha decretato la scelta il verificarne la consistenza interna: avevo pensato ad una tortina con crema frangipane, ma l’impossibilità di ricavarne delle fette (è un frutto che va consumato al cucchiaio) mi ha fatto optare per una crema che, seguendo una ricetta di N. Batavia, ho adagiato su una mousse al cioccolato, in uno strato da completare con uno zabaione al moscato.
Per chiarire, basta solo dire che l’”energia” di questo frutto, riesce a tenere testa al cioccolato ed allo zabaione!
Una nota finale, meritano le meringhe da servire a parte, lasciando al degustatore la scelta dello strato al quale accompagnarle: le meringhe sono aromatizzate al rosmarino, indicazione che io ho pedissequamente e acriticamente rispettato, ma devo confessare che è stato un errore, in quanto il rosmarino va bene nel contesto della ricetta originale che contempla una crema di zucca (da me sostituita con la crema di feijoa) : così se dovessi replicare questo dessert, di certo aromatizzerei le meringhe con i fiori di gelsomino.
Un’ultima precisazione: la ricetta è alla portata di tutti, poiché gli ingredienti originari sono cioccolato, zucca e barolo chinato ……..

11 novembre 2009

Torta tiramisù al limone

Nell’agenda di famiglia, gli appuntamenti novembrini sono tanti e tra questi, i più importanti sono i festeggiamenti in onore dei mie due fratelli: il compleanno dell’uno e l’onomastico dell’altro.
Nel pensare alla torta 2009, mi fu impossibile distogliere la mente dalla Torta tiramisù al limone di S. De Riso che mi capitò di veder realizzare dallo stesso in tv, qualche settimana fa.
Al cospetto di quella, nessuna torta mi sembrava adatta all’occasione, sebbene fosse di difficile realizzazione, trovandomi sfornita di ricetta. Così cominciando ad abbozzare un’idea alternativa, preparai il pds, ma poco prima di procedere non riuscii a distogliermi dal proposito iniziale e dopo una breve ricerca sul web, non ci furono più dubbi.

Torta tiramisù al limone

Bypassando le prime due fasi (savoiardi e mascarpone home made), riducendo leggermente il quantitativo di uova, semplificando la decorazione ed inebriandomi del forte aroma di limoni fluttuante per tutta la casa, la torta fu pronta: una delizia dorata, morbida, vellutata, aromatica …
Difficile raccontare le emozioni che regala!

5 novembre 2009

Crema di castagne, con praline di porri e olio all’alloro

Ciò che mi affascina di più in cucina, è la versatilità e “malleabilità” di molte ricette e i tanti possibili percorsi evolutivi a cui si prestano. Molto spesso mi colpisce la “logica” di alcune di queste, su cui mi soffermo a riflettere, per ritrovarmi subito dopo a vagliare la validità di una serie di varianti, seguendo i gusti personali e cercando di non snaturarle (non sempre è facile!), rispettandone i canoni di base.


Crema di castagne con praline di porro e olio all'alloro


Leggendo la ricetta di una Crema di castagne con acciughe salate e praline di verza con fegato d’oca, aromatizzate con olio all’alloro, mi sono lasciata ammaliare dall’idea di fondo, da questo nuovo modo di coniugare sapori di bosco e di mare, restando un po’ perplessa dalla presenza del fegato d’oca, con il quale ho qualche difficoltà ad approcciarmi.
Così dopo un lungo meditare, eccomi sostituire le praline di verza con praline di porro, il fois gras con il baccalà ed aggiungere un pizzico di polvere di limone per rinfrescare il tutto.
Un piatto articolato dove consistenze, sapori e temperature si avvicendano per giungere ad un equilibrio tutto da apprezzare e che inoltre può essere preparato anche con un giorno di anticipo, per poi comporlo al momento di servirlo.

21 ottobre 2009

Mousse di cioccolato bianco e gelatina di peperoni rossi

Una buona dose di (sano!?!) scetticismo precede ogni mia scelta e/o vicenda, a volte rallentando i miei slanci (ponderazione?), a volte improntando i mie passi ad un’analisi feroce, quasi chirurgica.
Così nel leggere questo ricetta che coniuga una mosse al cioccolato bianco con una gelatina di peperoni, stemperando il tutto con gocce di salsina al sedano, nonostante il fascino delle bellissime foto che la corredava, grande è stato la perplessità sull’armonia finale di questo pre-dessert!
D’altro canto la proposta proveniva da un grande e così, dopo averci girato intorno, considerato ed immaginato, forte è stata la tentazione di provare.
Mousse di cioccolato bianco e gelatina di peperoni

Ancor più grande è stata la sorpresa al momento dell’assaggio: la base è un biscotto alle mandorle, soffice come un pds, ma dal gusto preponderante e piacevolissimo delle mandorle che ben si fonde con la mousse di cioccolato, mentre la gelatina di peperoni che sembrerebbe un elemento di rottura, apporta un differente grado di dolcezza, una “dolcezza vegetale” che va poi a stemperarsi con la freschezza della salsina al sedano che non ho preparato (il mio sedano ha deciso di andare in letargo!), ma che ho valutato accostandovi delle aromatiche foglioline di quest’ultimo. Infine la frutta secca, semi-polverizzata introduce un’idea di croccante che rende il tutto, un insieme interessante.