28 maggio 2009

Praline alla spagnola (Turron)

Il ritmo di nacchere sensuali che scandiscono la danza di pettini finemente cesellati e balze di pizzo nero e rosso volteggianti; la corrida, metafora dell’uomo nell’arena della vita contro le avversità; le architetture animate di Gaudì, fantasia vivente e pulsante; le lunghe notti spagnole ed il suo popolo caliente …
Questi i miei scatti spagnoli di una gita alla quale nella mia breve parentesi di docente, ho rinunciato, in nome di un dovere da assolvere.
Fu una scelta obbligata della quale non mi sono mai pentita, ma il ricordo di quel viaggio mancato con i miei ragazzi, quello sì che è oggetto di rammarico …
Tuttavia sono convinta che nella vita c’è sempre una seconda occasione: potrebbe essere questa?

Praline alla spagola (Turron)


Praline alla spagnola (Turron)
Ingredienti
250 g zucchero raffinato
250 g mandorle
2 tuorli + 1 albume codice O
vaniglia o porto [aggiunta personale]

Preparazione. Mescolare a lungo in una terrina lo zucchero [alla vaniglia] con le mandorle macinate. [Pastorizzazione tuorlo: predisporre un pentolino con l’apposito contenitore a bagnomaria e mescolarvi il tuorlo con parte dello zucchero, fino a che il composto non vela il cucchiaio] Incorporare i tuorli, amalgamandoli bene; in un’altra terrina montare a neve ben soda l’albume [Pastorizzazione albume: cominciare a montare l’albume e successivamente proseguire a bagnomaria] e aggiungerlo delicatamente all’impasto di zucchero e mandorle [ho diviso il composto in due parti ed ho addizionato ad una parte un'ombra di Porto]. Rivestire con un foglio di carta forno un contenitore rettangolare e stendervi sopra il composto in uno strato dello spessore di 1 cm e mezzo. Livellare bene la superficie con una spatola, coprire con un altro foglio di carta forno, porvi sopra un peso e riporre in frigo. Lasciare così il composto per almeno 3 giorni e poi tagliarlo a dadi di circa 2 cm di lato. Se non dovesse essere ancora asciutto, lasciare fuori dal frigo e scoperto per mezz’ora almeno, prima di servire. [Ricetta tratta dalla Grande Enciclopedia della Cucina Curcio]

Nota: Oggi in Spagna è possibile acquistare quasi dappertutto questa specie di marzapane. In passato era una ricercata prelibatezza alla quale ogni padrona di casa spagnola, a Natale o a Pasqua dedicava molto tempo e molta cura e della quale ogni famiglia possedeva una ricetta segreta.

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Dedico queste praline a stefi – la bottega delle bontà che ringrazio per avermi insignito del premio Somos mulheres

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Con questa ricetta e con la Apple pie alla marmellata di bergamotto partecipo alla raccolta I dolci più buoni del mondo, indetta da imma- dolci a gogò

26 maggio 2009

Risotto al kiwi

Cena su un terrazzo speciale, quello che domina lo stretto di Messina, in una suggestione ricca di emozioni, quello sul quale studiavo in primavera, molto spesso la sera e anche la notte, per preparare gli esami: una rentrée tra amici per guardare nello specchio del presente il come eravamo degli anni considerati allora spinosi e ricordati ora come gli anni più belli, quelli della maturità inconsapevole.
Musiche, lazzi e risa, sul filo conduttore di un goliardia rievocata e non del tutto sopita e prelibatezze home made, come eravamo soliti preparare un tempo, per i piccoli festeggiamenti o semplicemente per trascorrere serate in allegra confusione.
A stupirmi, una mia cara amica che, ricordando il riso all’arancia, uno dei nostri cavalli di battaglia, ha preparato per me un Risotto ai kiwi, stupefacente per la freschezza che esprime nel mix di sapori ben equilibrati dove l’acidulo del kiwi va a smorzare la nota grassa del formaggio e per la versatilità che lo rende adatto ad essere gustato anche tiepido o freddo.
Una volta tornata alla base, impossibile non replicarlo, attenendomi fedelmente (per una volta!) alla ricetta originale che prevede l’abbinamento dell’emmenthaler (la mia amica ha usato il primo sale!) con il kiwi, il tutto per un eccellente carnaroli!

Risotto al kiwi

Risotto al kiwi
Ingredienti x 4
305 g riso carnaroli
2 kiwi
cipolla
1 bicchiere vino bianco Cirò
burro
1 fetta emmenthaler
grana
sale e pepe q.b.

Cialde
4 cucchiai grana

Preparazione. Far appassire la cipolla con una noce di burro ed eliminarla, quindi aggiungere il riso e tostarlo, bagnare con il vino bianco e lasciarlo evaporare. Unire due mestoli di brodo bollente e portare a cottura, unendo il brodo a mestoli, solo s eil precedente è stato assorbito dal riso.
Sbucciare i kiwi, tagliarli a cubetti e mescolarli al riso, poco prima che giunga a cottura. Regolare di sale e pepe ed a cottura ultimata, mantecare con il burro, il grana grattugiato e l’emmenthaler tagliato a dadini.
Cialde. Disporre in un padellina il grana ed attendere qualche minuto, finché non comincia a sciogliersi a crema, senza tuttavia attendere troppo, né girarlo dall’altro lato, perché potrebbe diventare amaro.
Quindi trasferirlo delicatamente su un foglio di carta forno, attendendo che si solidifichi e successivamente spezzettarlo per guarnire le singole porzioni.
Disporre su ciascun piatto un anello d’acciaio, completare con il riso, attendere qualche minuto e sformare, decorando con le cialdine di grana ed il kiwi.

23 maggio 2009

Gelato al passito di Cirò

Gelato da meditazione
Un regalo inaspettato: una sperimentazione, una sapiente sintesi dell’abilità dell’uomo e della generosità della natura, un Passito di Cirò, figlio delle uve che millenni or sono i Greci impiantarono in Calabria.
Un lavoro sperimentale (di un mio amico), realizzato con la cura e la passione che solo un enologo, discendente da vinificatori da più generazioni, può. Un lavoro amorevole e un’attesa paziente e vigile, per ottenere una nobiltà dorata in trasparenza, dal bouquet fruttato e non stucchevole.
Dopo averlo degustato, l’idea insistente di tradurlo in delizia dall’anima di-vina ed infine l’isolita afa di fine maggio a suggerire un fresco impiego da meditazione.

Gelato al Passito di Cirò

Gelato al Passito di Cirò
Ingredienti50 g Passito Cirò
100 g panna fresca
100 g latte fresco
75 g zucchero
1 tuorlo

Preparazione. Predisporre un pentolino con l’apposito contenitore a bagnomaria e mescolarvi il tuorlo con parte dello zucchero, fino a che il composto non vela il cucchiaio (e soffiando su esso si formano delle onde concentriche a formare una specie di rosa: cottura alla rosa). Incorporare il tutto al latte ed alla panna, aggiungere il restante zucchero* e aromatizzare con il passito.
Riporre il gelato in freezer in una vaschetta per il ghiaccio, per un’ora [o versare il composto nella gelatiera].
[Per il procedimento senza gelatiera] Successivamente prelevare e frullare a bassa velocità, per rompere i cristalli di ghiaccio e per incorporare aria e lasciare riposare prima di servire e degustare, meditando.
* Per la presenza liquida del passito, il gelato presenta una natura altamente scioglievole, quindi per “stabilizzarlo” sarebbe opportuno addensarlo con una punta di cucchiaino di farina di semi di carrube sbiancata.

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News - Arriva il gelato al gusto vino
Fra i tanti modi di degustare vino c'è n’è uno insolito ma perfetto per l’arrivo dell'estate e per sperimentare qualcosa di curioso: il gelato.
Per questo Enoteca Italiana presenta nel primo week end della 43esima edizione de “Le Settimane dei vini” le creazioni di due maestri gelatieri dedicate al gelato e al mondo enologico italiano.
(leggi l’articolo di C. S.)

20 maggio 2009

Sformato di amaranto ai porri

In forma o senza forma: è il dilemma dei nostri tempi in una società dell’apparire che richiede una cura attenta e meticolosa dell’aspetto, in un estetismo molto spesso vacuo, portato all’inverosimile.
Essere in forma è l’imperativo che orienta comportamenti e scelte (anche di vita), un delirio che miete vittime consapevoli e non, sfinite in una ricerca continua di una presunta perfezione …. e a farne le spese, anche l’ignaro amaranto, in forma, suo malgrado, per piacere.

Sformato di amaranto ai porri



Sformato di amaranto ai porri
Ingredienti x 6
250 g amaranto in grani (commercio equo e solidale)
500 ml brodo vegetale
cipolla
salvia
olio evo
sale
noce moscata
1 porro (ricetta d'aprile, ma il porro può essere sostituito da altra verdura)
formaggio

Preparazione. Lavare bene l’amaranto e farlo cuocere nel brodo, unitamente alla salvia, a fuoco basso per almeno 20’. Scolarlo, eliminando al salvia e aromatizzarlo con un po’ di noce moscata e un’ombra di cipolla, tagliata finemente e precedentemente rosolata in un filo d’olio e salvia.
Nel frattempo, tagliare minutamente a coltello ½ porro (preferendo la parte bianca e tenera), regolare di sale e farlo andare con un filo d’olio.
Disporre in una teglia (precedentemente imburrata se non è di silicone) uno strato di amaranto, uno di porri, spolverare con il formaggio e ultimare con l’amaranto. Infornare a 200° circa per 20’ e servire su una stuoia di porri.
Stuoia di porro. Utilizzare le foglie esterne del porro che hanno la giusta grandezza e robustezza, lessarle al dente, raffreddarle e asciugarle bene. Tagliarne a striscioline di 1 cm ciascuno e disporle parallelamente su un foglio di carta forno (o direttamente sul piatto). Intrecciare altre striscioline facendole passare sopra e sotto le prime, tagliando la parte in eccesso. [La stuoia nasce da un’idea di G. Vissani tratta da L’enciclopedia della cucina de La biblioteca di Repubblica]

Sformato di amaranto ai porri - fetta

Altre ricette con l'amaranto

Gnocchi di amaranto alla salvia



Altre ricette con i porri

Timballino di riso ai porri

Bolle di baccalà in intreccio


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Ringrazio di cuore tania-dulcis in furno per il premio Hard Working Food Blogger

18 maggio 2009

Crostini di capperi e pinoli

Chi ha reso grande nel mondo la tradizione gastronomica italiana, defininendosi “semplice dilettante” redarguiva:
La cucina è una bricconcella; spesso e volentieri fa disperare, ma dà anche piacere, perché quelle volte che riuscite o che avete superata una difficoltà, provate compiacimento e cantate vittoria.
Diffidate dei libri che trattano di quest'arte: Sono la maggior parte fallaci o incomprensibili, specialmente quelli italiani; meno peggio i francesi: al più al più, tanto dagli uni che dagli altri potrete attingere qualche nozione utile quando l’arte la conoscete.
Se non si ha la pretesa di diventare un cuoco di baldacchino non credo sia necessario per riuscire, di nascere con una cazzaruola in capo basta la passione, molta attenzione e l'avvezzarsi precisi: poi scegliete sempre per materia prima roba della più fine, che questa vi farà figurare.
Il miglior maestro è la pratica sotto un esercente capace; ma anche senza di esso, con una scorta simile a questa mia, mettendovi con molto impegno al lavoro, potrete, io spero, annaspar qualche cosa.

Confortata da ciò, ho voluto sperimentare un esempio dell’Arte di mangiar bene: una morbida crema fondente che va ad avvolgere un mix dolce-salato, su una base di pane tostato … concedendomi una piccola variante campanilista, la sostituzione del prosciutto crudo con il capocollo calabrese* home made, nel rispetto della tradizione.

Crostini di capperi e pinoli



Crostini di capperi (Titolo originale)

Ingredienti
50 capperi sotto sale (ric. orig. capperi sott’aceto)
50 g zucchero semolato (ric. orig. zucchero a velo)
20 g farina
30 g uvetta passa
20 g pinoli
20 g capocollo calabrese home made (ric. orig. prosciutto crudo)
20 g canditi
pane casereccio
aceto di vino


Preparazione. Tritare grossolanamente a coltello i capperi, l’uvetta (fatta rinvenire in acqua e strizzata), il capocollo, i pinoli e i canditi.
Mettere sul fuoco, in un pentolino lo zucchero e la farina e, dopo averli fatti scaldare (non attendere troppo, in quanto lo zucchero potrebbe caramellarsi) ed aggiungere mezzo bicchiere d’acqua e pochissimo aceto.
Quando i grumi saranno sciolti, versarvi il trito e farli andare per qualche minuto, finché il composto non diventerà cremoso.
Con questo ricoprire le fette di pane precedentemente tostate e servire. [Ricetta tratta da La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene di P. Artusi]


* Nota di gusto: Molti insaccati calabresi sono realizzati con le pregiati carni del maiale nero, una specie autoctona di allevamento semibrado. Le sue carni dalle particolari proprietà organolettiche, sono magre e sapide, sode e compatte, con buona colorazione del muscolo.
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Questi Crostini di capperi e pinoli con glassa in agrodolce, partecipano alla raccolta BruschetTiAmo di luca & sabrina- sapori divini


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News – Pellegrino Artusi e la cucina di casa
Per una preziosa rilettura, utile e prezioso approfondimento dell'opera del grande gastronomo, può rivelarsi “Pellegrino Artusi e la cucina di casa” di M. Fabretti.

16 maggio 2009

Insalata di cipolle in guscio

Molti dei miei week end da bambina li trascorrevo a casa dei nonni materni. Un piccolo-grande viaggio di 20 km e mi ritrovavo in un paesino da favola, dove una larga strada curvava per condurmi all’avita casa: finalmente la grande porta verde e il picchiotto a testa di leone che attendeva solo le mie manine per prodursi in un sordo ruggito ferroso, preannuncio di cicalecci infantili.
Baci, abbracci, coccole e biscotti a forma di animaletti, in una casa da esplorare: tanti i misteri dello scantinato, rischiarato dalla debole luce che filtrava dalle grate dell’unica finestrella e tanti gli strani oggetti ammassati e dimenticati, sotto un panno di polvere; troppi gli arcani, oscuri segreti di famiglia, gelosamente custoditi dalla soffitta, raggiungibile con la scala a scomparsa, dall’acceso negato ai piccoli; curiosi i cimeli da osservare con somma meraviglia e che raccontavano un passato ignoto, avvincente e nostalgico …
In tutto questo, l’odore dei cerini accesi che si faceva strada dalla cucina angusta e fascinosa, aleggiando per la casa, avvinghiandosi a profumi di bontà e molto spesso al dolce afrore della cipolla che spadroneggiava in molte pietanze.
A tavola cibi come la nonna, semplici, allegri e gioviali che aprivano la porta alla curiosità e che molto spesso, facevano da trama a divertenti aneddoti, popolati da personaggi sconosciuti.
Immancabile l’insalata di cipolle (non quelle di Tropea, ma quelle coltivate dal nonno) per accompagnare carni o pesce e condita con olio d’oliva, origano e aceto di vino …..
Da allora molte cose sono cambiate (tranne le forchette) e così anche l’insalata di cipolla non è più la stessa: a volte condita con olio, limone e menta, a volte con olio al peperoncino e frutta secca, a volte con olio evo, aceto di vino e anice stellato, dove i peperoni (non sempre piccanti), da ingredienti comprimari si trasformano in guscio …

Insalata di cipolle in guscio

Insalata di cipolle in guscio

Ingredienti
cipolla rossa di Tropea
olio evo
aceto di vino
anice stellato [ric. orig. origano]
mandorle a lamelle
peperoni grandezza media [ric. orig. peperoni piccanti piccoli e tondi]
sale

Preparazione. Mondare le cipolle, tagliarle a falde e lessarle in acqua salata. Scolarle e condirle con olio evo, aceto, semi di anice stellato pestati e aggiustare di sale.
Lavare i peperoni [non molto grandi, perché siano poco carnosi e più croccanti], asciugarli delicatamente con carta da cucina [nella ricetta orig. sono tagliati anch’essi a falde e uniti alle cipolle], insaporire con un pizzico di sale e farcire con l’insalata, completare con le mandorle a lamelle e decorare con l’anice stellato.

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Altre ricette con le cipolle

Uova cipolle e pomodori
Cipolle e Gusci (di cipolla) con farcia agrumata alle noci
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Questa ricetta partecipa al contest Inventa la ricetta indetto da sandra - un tocco di zenzero, per la categoria La cucina di casa mia.

15 maggio 2009

Gustando sonate

Sonate … di gusto
Nuova tappa per le serate itineranti di Cena di note che grazie alla regia di Papageno, in collaborazione con il Corriere del Veneto ed ospitate dalle Ville storiche del Veneto, celebrano musica e cibo e chi ne ha segnato la storia, in una ben orchestrata commistione, capace di destare emozioni indimenticabili.
Ricordando F.J Haydn, uno tra i maggiori compositori d’Austria, a cui è attribuita anche l’invenzione della sinfonia e in occasione del bicentenario dalla sua morte, giovedì 28 maggio, andranno in scena due Sonate (Sonata in si minore Hob. XVI n. 32 e Sonata in fa maggiore Hob XVI n. 23), interpretate da Federico Lovato, uno tra i maggiori talenti del panorama pianistico internazionale.

- foto di Renato Vettorato -


Cassa di risonanza dell’evento sarà Villa Sagramoso Perez Pompei a Illasi, Verona, ritenuta assieme al castello di Illasi e al parco secolare che li unisce, il monumento più imponente tra le ville del veronese ed uno dei più eminenti di tutto il Veneto,


- foto di Renato Vettorato -


Dopo aver elevato l’animo, ebbri di note, gli ospiti potranno godere delle specialità più tipiche della tradizione gastronomica altoatesina tra i fregi dell’antica serra in cui è incastonato il Ristorante Le Cedrare - guidato dallo chef Marcantonio Sagramoso, il tutto innaffiato da una selezione delle pregiate etichette della Cantina di Custoza (Verona).


- foto di Renato Vettorato -



La disponibilità dei posti è limitata, la prenotazione è obbligatoria.
Il costo è di 60 euro, vini inclusi.


Per informazioni:
Ufficio Stampa Papageno
Tel. 0422/307153

Per prenotazioni:
Villa Sagramoso Perez- Pompei
Ristorante Le Cedrare tel 045/6520719
Via Perez-Pompei 2 Illasi, Verona


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Per restare in tema di note e cibo, ringrazio chiara u. – cronache minime per avermi passato il meme delle “Otto cose che si vorrebbe migliorare” e kostantina - exeigousto per avermi assegnato il premio “One lovely blog award”, autrici di due blog che per foto, ricette e pensieri esprimono grande sensibilità e genuina passione per il buon cibo.


13 maggio 2009

Timballino in fiore di orecchiette napoletane, ai fagiolini e colatura di alici di Cetara

Il consumo di verdure nella mia famiglia è di rilevante entità, ma sebbene si cerchi di variare per non cadere nella monotonia, le stesse compaiono sulla nostra tavola con andamento da tormentone stagionale: se in estate melanzane, peperoni e zucchine la fanno da padrone, in autunno la zucca impera, mentre in inverno i carciofi dominano incontrastati, finché in primavera non cedono lo scettro ai fagiolini …
Individuare una verdura che potesse essere presentata in modo goloso è stata così una scelta indotta dalle “abitudini” dell’entourage familiare che non ho voluto stressare oltremodo.
Partecipavo al concorso di Mrs. America e una delle prove consisteva nella creazione di una nuova ricetta. Per due settimane non feci altro che sperimentare nuovi piatti che portavo in tavola perché i miei ne valutassero il sapore, l’aspetto e le caratteristiche. I miei figli non si tirarono mai indietro, ma in breve tempo divennero abilissimi nell’esprimere con garbo il loro parere. E sopportarono dei sapori davvero insoliti pur di aiutare la loro mamma! Quando mi aggiudicai il titolo di Mrs. Kansas, il loro grido di esultanza fu: “abbiamo vinto la battaglia della casseruola!” [Tratto da … e venne chiamata due cuori di M. Morgan]
Ecco il risultato dello stress emotivo causato: fagiolini che insaporiscono e abbracciano orecchiette napoletane trafilate al bronzo e mozzarella di bufala, il tutto pervaso dall’inconfondibile e speciale sapidità della colatura di alici.


Timballino in fiore di orecchiette napoletane ai fagiolini e colatura di alici di Cetara



Timballino in fiore di orecchiette napoletane, ai fagiolini e colatura di alici di Cetara

Ingredienti x 2
200 g orecchiette napoletane di Gragnano

Crema di fagiolini
50 g fagiolini
cipolla
olio evo
3 cucchiaini colatura di alici di Cetara

200 g fagiolini (solo le punte)
pane grattugiato
burro
100 g mozzarella bufala
sesamo
uvetta

Preparazione. Lavare e mondare 50 g fagiolini, privandoli dei filamenti esterni e cuocerli con un po’ di cipolla, di acqua ed un filo di olio evo (non aggiungere sale, in quanto la giusta sapidità verrà conferita dalla colatura di alici). A cottura ultimata, frullare con un mixer ad immersione ed insaporire con la colatura di alici.
Lessare le punte di fagiolini, cuocendole al dente, scolarle e immergerle in acqua fredda per fissarne il colore.
Cuocere la pasta al dente e scolarla.
Disporre le punte di fagiolini in verticale, negli stampini individuali (o in uno della grandezza desiderata), imburrati e cosparsi di pane grattugiato, e creare un primo strato con la crema di fagiolini, continuare con le orecchiette, ricoprire con le fette di mozzarella, aggiungere la crema di fagiolini, cospargere di uvette e proseguire nell’ordine sino ad esaurimento degli ingredienti infine decorare con del sesamo, infornare per pochi minuti (finché la mozzarella non si scioglie) e servire.

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Questa ricetta partecipa al contest Inventa la ricetta indetto da sandra- un tocco di zenzero, per la categoria Verdure golose.

10 maggio 2009

Roselline rosso fragola allo zenzero

Ripetitiva e prevedibile, ho sempre regalato a mia madre, cuori o rose di ogni genere per la festa della mamma e così anche quest’anno non ho osato infrangere questo rituale che fa ormai parte di noi: una rosa rossa edibile, dai petali di fragola e dal lieve sentore di zenzero (perché tra madre e figlie non è mai tutto rose e fiori: non manca mai una nota pungente …).
Un omaggio floreale per la mia mamma e per tutte le mamme!!!


Roselline rosso fragola allo zenzero

Gelatina di fragole allo zenzero

Ingredienti x 6 roselline silikomart350 g fragole mature
100 g di zucchero
½ limone spremuto
6 fogli di gelatina
zenzero fresco

Preparazione
Frullare le fragole con il succo di limone, lo zucchero e un’ombra di zenzero grattugiato (non eccedere, per evitare di adombrare il sapore delle fragole). Scaldare in un cucchiaio d’acqua la gelatina precedentemente idratata e strizzata e mescolare.
Aggiungere al tutto, acqua fino ad arrivare a 500/600 ml di composto, versare il tutto negli stampini e riporre in frigo per più di 4 ore, a rassodare.
Roselline rosso fragola e zenzero

Nota: usando la stessa ricetta ed omettendo la gelatina si ottiene un’ottima granita!

9 maggio 2009

Mattonella di ricotta al cioccolato e fragole

Dolce e tenera come solo lei sa, oltre ogni limite paziente, inverosimilmente disponibile, sconsideratamente altruista, furbescamente accondiscendente, iper attiva allo sfinimento …
Occhi che hanno visto e sognato una vita in anteprima, labbra tatuate su chi hanno generato e mani che ne raccontano la storia: è il ritratto della mia mamma e di tutte le mamme con una missione impressa nel DNA, ma affinata nel quotidiano: sospingere amorevolmente e con sollecitudine i loro pargoli, lungo un percorso tortuoso e felice nel mondo.
Per tutte le mamme ho ideato un dolce che le raffigura, per la morbidezza della ricotta e le coccole del cioccolato che avvolgono un dolce cuore di fragola.


Auguri mamma!


Mattonella di ricotta al cioccolato e fragole




Mattonella di ricotta al cioccolato e fragole

Ingredienti x 8
Crema alla fragola
200 g di ricotta freschissima
100 g fragole mature
70 g di zucchero a velo
½ limone spremuto
1 foglio gelatina

Crema al cioccolato
400 g ricotta
50 g zucchero a velo
100 g di cioccolato fondente
10 g di cacao
1 cucchiaio brandy
2 fogli gelatina

Preparazione

1. Crema alla fragola. Frullare le fragole con lo zucchero a velo ed il succo di limone. Passare la ricotta al setaccio [operazione noiosa, ma necessaria per ottenre una crema liscia e senza grumi], unirvi la purea di fragole e la gelatina precedentemente idratata e sciolta in un cucchiaio di latte caldo e riporre in frigo a rassodare
2. Crema al cioccolato. Passare la ricotta al setaccio, unirvi lo zucchero a velo e il cacao, passato attraverso un colino. Fondere il cioccolato spezzettato a bagnomaria, attendere che si intiepidisca e unirlo a questa seconda porzione di crema di ricotta, amalgamando con cura e profumando con il brandy.
3. Assemblaggio. Rivestire uno stampo a cassetta con pellicola per alimenti [meglio utilizzare uno stampo di silicone], facendola sbordare, disporre sul fondo uno strato di crema al cioccolato, creando una nicchia nella quale adagiare la crema alla fragola e ricoprire con la restante crema al cioccolato. Battere lo stampo sul piano, per eliminare le eventuali bolle, quindi coprire con la pellicola e riporre in frigo per circa 12 ore.
[Se il dolce non dovesse rassodare alla perfezione, perché la ricotta usata è molto cremosa, far riposare in freezer 1 ora prima di servirla] Al momento di servire la mattonella, capovolgerla sul piatto, privarla della pellicola e decorarla con le fragole.


Mattonella al cioccolato e fragole




- libera rielaborazione poetica di un’immagine/suggestione astratta dall'album dei ricordi -


Mattonella di ricotta cioccolato e fragole


Questa ricetta partecipa al contest Inventa la ricetta indetto da sandra- un tocco di zenzero, per la categoria Goloso per i golosi.

8 maggio 2009

Festival di gusto

Prima edizione di MONTELEONE ALLE POSATE
Un weekend di gusto in Sabina per un turismo sostenibile

La poesia del passato e la cultura del presente intrecciati in un evento pronto ad offrire atmosfere, sensazioni e suggestioni avvincenti, da assaporare.
Un borgo medievale Monteleone Sabino a 60 km da Roma, un dedalo di viuzze incastonate tra costruzioni in pietra che si ergono come mosaici del Tempo, un luogo incantato
- foto di Enrico Blasi -
che farà da scenario ad un festival dedicato alla cucina tradizionale locale e all’olio extravergine d’oliva: la Prima edizione di MONTELEONE ALLE POSATE .


All’insegna del gioco delle parti il 16 maggio gli abitanti di Monteleone e viciniori potranno competere per dimostrare la loro arte nel tornire le migliori fettuccine fatte a mano, al cospetto di una giuria composta da tre giovani chef, selezionati tra i migliori allievi di Istituti Alberghieri e Scuole Professionali del Lazio e dell'Umbria.

- foto di Enrico Blasi -

Il 17 maggio i giudicanti vestiranno i panni di giudicati, tre chef si metteranno in gioco nella preparazione del piatto più gustoso e originale che sarà presentato in un ristorante allestito nell'angolo più antico del paese: il giudizio agli avventori.
I visitatori potranno sollazzarsi con degustazioni, performance musicali, cantastorie, mini pièce teatrali, visitare le cantine private che ospiteranno prodotti alimentari tipici e di artigianato d’eccellenza e partecipare a workshop di cucina dedicati sia ai grandi che ai bambini, godendo dei laboratori del gusto, approntati da Slow Food in cui saranno messi a confronto i primi piatti tipici della zona, ma anche prodotti di grande qualità provenienti da diverse zone d’Italia.
Un’occasione imperdibile per vivere le tradizioni e le eccellenze storiche e gastronomiche italiane.

Evento realizzato per il Comune e dalla Proloco di Monteleone Sabino.In collaborazione con Slow Food Rieti. Con il patrocinio di Regione Lazio e Provincia di Rieti.

Contatti

Ufficio stampa:
Art Motions – Slawka G. Scarso
email slawkag.scarso@gmail.com

Organizzazione evento:
OZU – Paola Simoni
Tel 0765.885027
email info@ozu.it

6 maggio 2009

Panini alla mozzarella

La magia del pane sfornato che irruente e prepotente si propaga per ogni dove, catturando in un muto richiamo anche i più impenitenti in una malia incontrollabile è anche usata in senso figurato, “buono come il pane”, per designare la bontà di una persona.
La fragranza del pane caldo, multiforme e vario, applicata alle persone è un parametro dal valore “scientifico” per definirne l’indole per esempio soffice, ricca di delicatezza, dai mille semi di virtù: è l’identikit della persona che qualche tempo fa ha preparato per me questi panini, e che io, non per mera emulazione, ma per goderne con i miei cari, ho voluto replicare: leggeri e soffici come nuvolette per la presenza nell’impasto della mozzarella che ho voluto esaltare, contrastandone la dolcezza in alcuni panini con la sapidità della colatura di alici di Cetara e osteggiandone la morbidezza in altri con la croccantezza dei semi.

Panini alla mozzarella

Panini alla mozzarella

Ingredienti x 10
250 g farina 0
100 g acqua
50 g latte
250 g mozzarella di bufala
zucchero
25 g Edit 10 g lievito di birra
sale
1 cucchiaino colatura di alici di Cetara
sesamo
semi di papavero

Preparazione. Impastare la farina setacciata, la mozzarella triturata nel mixer, il lievito sciolto nell’acqua tiepida, la restante acqua, il latte, un pizzico di zucchero ed il sale, lasciandolo all'esterno (non deve entrare in contatto con il lievito, perché altrimenti potrebbe rallentare la lievitazione). Suddividere la pasta in due parti ed incorporare ad una di queste, la colatura di alici. Impastare energicamente e riporre in una ciotola, incidervi una croce sopra, ricoprire con un telo di cotone e far lievitare (dipende dalla temperatura ambientale) in un luogo al riparo da correnti o in forno preriscaldato.
Modellare i panini della grandezza desiderata e porli nella teglia a riposare per 10‘ circa. Prima di infornare, spennellare con acqua e decorare con il sesamo ed i semi di papavero, lasciando “nature” quelli con la colatura di alici. Infornare per circa 15’ o fino a quando i panini non assumeranno un colorito dorato.

Panini alla mozzarella
- Il colore naturale della colatura di alici di Cetara è ambrato, mentre in foto appare più scuro, a causa della luce quasi crepuscolare -

4 maggio 2009

Gelato alle fragole e cardamomo

A non mancare mai nella mia casa, è la dolce freddezza dal sapore di premio del gelato, bramando quello home made, acclamando quello artigianale e non disdegnando quello industriale.
Sempre presente in molti momenti della mia vita, a suggello di quelli gioiosi, come “consolazione” di quelli tristi e anche come “ricostituente” nei periodi di preoccupante inappetenza.
Il gelato per me è il dessert dello spirito, la quintessenza della golosità, l’irrinunciabile delizia gelida e cremosa da gustare nell’intimità del sé o in un convivio di amici sinceri, ma anche da regalare per condividerne la gioia derivata, com’è il caso di questo gelato alla fragola, aromatizzato al cardamomo!

Gelato fragole e cardamomo


Gelato alle fragole e cardamomo
Ingredienti300 g fragole
250 g panna fresca
250 g latte
100 g zucchero
½ limone
5 bacche di cardamomo (commercio equo e solidale)

Preparazione. Lavare le fragole, asciugarle e passarle al mixer con il succo di mezzo limone. Incorporare il tutto al latte ed alla panna, aggiungere lo zucchero e aromatizzare il composto con il cardamomo pestato finemente.
Riporre il gelato in freezer in una vaschetta per il ghiaccio, per un’ora [o versare il composto nella gelatiera].
[Per il procedimento senza gelatiera] Successivamente prelevare e frullare a bassa velocità, per rompere i cristalli di ghiaccio e per incorporare aria. Frullare nuovamente dopo due o tre ore e lasciare riposare per due ore ancora. Prima di usare lasciarlo un po’ a temperatura ambiente, perché si ammorbidisca.


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Con questo gelato partecipo alla raccolta Al gelato non rinuncio mai di stefi –buoni e veloci




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Un profumato gelato, dedicato a tutti i lettori che mi hanno votato, consentendomi una piccola comparsa sul podio di Blog Cafè di Squisito 2009: un apostrofo rosa tra le parole “grazie mille!” (chiedo venia per la parafrasi).