28 marzo 2009

Cake con marmellata di bergamotto

Il potere metafisico e mitico di mutare consistenze, forme e natura degli elementi che è proprio dell’alchimia, trova applicazione anche in cucina, dove di volta in volta, le diverse lavorazioni permettono di ottenere sapori e aromi sempre nuovi.
È frutto di alchimia anche questo cake, dove l’ingrediente principe, la marmellata non è incastonata nell’impasto come sovente accade, né è deliziosa farcia colorata, ma si fonde nel dolce, conferendogli aromi e morbidezza caratterizzanti: è la marmellata di bergamotto che, novella pietra filosofale, trasforma questo cake in oro soffice e profumato.
Maestra alchimista: maricler, dove ho avvistato la portentosa formula, poi da me integralmente riprodotta.

Cake con marmellata di bergamotto


Cake con marmellata di bergamotto

Ingredienti
3 uova
180 g farina 00
100 g zucchero di canna
150 g burro fuso
4 cucchiai marmellata di bergamotto
1 manciata noci tritate
1/2 bustina lievito per dolci
1 pizzico sale

Preparazione. Sbattete le uova con lo zucchero finché il composto diventerà spumoso e unite la farina setacciata, il burro fuso, le noci e il sale, continuando a mescolare. Incorporare la marmellata senza amalgamarla completamente all'impasto e poi il lievito.
Trasferire il composto nello stampo e infornare a 180° per 50 minuti. Lasciare raffreddare il cake prima di sfornare. [Tratto da Cakes dolci e salati della Chovancova]
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Questo cake partecipa ai festeggiamenti per il blog compleanno della Trattoria Muvara

26 marzo 2009

Fusilli al taleggio, barbe di finocchi e sesamo

Viaggiare in questo periodo dell’anno, mentre il volante asseconda il nastro nero che si srotola sinuoso e continuo, è anche ammirare il dipinto della natura che si offre ridente e lussureggiante, in una verde distesa fiorita, dove svettano e oscillano al vento giovani chiome come ventagli piumati in una danza flessuosa e ipnotica. Qualche mucca rumina in un’indolenza scandita dai campanacci sonanti e mentre le immagini scorrono, come su una pellicola di luce, i pensieri scivolano leggeri e silenti …
Al rientro a casa il desiderio di un primo per reintegrare le energie di un mattino ben speso: un formaggio cremoso e fondente dall’aroma pungente, una verdura aromatica e fresca* e semini tostati e croccanti, per un irrimediabile perdersi nelle spighe dorate dei figli del grano

Fusilli al taleggio, barbe di finocchi e sesamo
* preferibilmente finocchietto selvatico, ma in mancanza degno sotituto possono essere le foglioline dei finocchi coltivati (barbe), come lei insegna


Fusilli al taleggio, barbe di finocchi e sesamo
Ingredienti x 4
400 g fusilli
2 ciuffi di finocchi coltivati (o finocchietto selvatico)
40 g circa Taleggio Bergamasco Dop
1 cucchiaio semi di sesamo
olio evo
sale
Preparazione. Lavare le barbe di finocchio (o il finocchietto selvatico) e cuocerle in acqua salata. A cottura ultimata, scolarle conservando l’acqua di cottura.
In quest’acqua aromatica, cuocere i fusilli.
Intanto in un tegame antiaderente, far tostare i semi di sesamo per 6-7 minuti, mescolandoli spesso per non farli bruciare.
Far sciogliere il taleggio con un cucchiaio di latte a fuoco dolce, fino ad ottenere una crema.
Scolare la pasta e saltarla nella crema di taleggio. Servire e guarnire con il sesamo, qualche fiocchetto di taleggio e le barbe di finocchio (ma è preferibile guarnire con le barbette crude, diversamnte dalla foto).

24 marzo 2009

Caramelle mou

Disaster story
Nel mio immaginario infantile, le caramelle rappresentavano una dolce pausa al mare di rimproveri che sommergeva e muoveva le mie lunghe giornate di giochi, una deliziosa ricompensa a conclusione di una serie interminabile di divieti “educativi”. Magico il momento in cui, srotolando le estremità dell’involucro, al fruscio della carta translucida, la preziosa chicca compiva un giro su se stessa, per schiudersi davanti ai miei occhi, in un baluginio ammiccante. Giocoforza poi dividerle e condividerle con fratellini, cuginetti o amichetti, presenti alla gratificazione.

Tante caramelle dopo, apprendere la possibilità di prepararle personalmente, mi sembrò una conquista carica di significati e così, fiera e baldanzosa, mi misi al lavoro.
Seguendo alla lettera le indicazioni della ricetta, i pesi, l’esecuzione e i tempi, preparai il composto “caramelloso” e lo misi a riposare negli stampini per cioccolatini. Al momento di sformare le agognate caramelle, inorridii nello scoprire che il composto non si era affatto consolidato, per qualche oscura ragione che governa le imponderabili leggi del caramello. Con grande frustrazione, prelevai la massa collosa con il cucchiaino e la riposi in un vasetto che consumai in gran segreto come un simil-dulche-de-leche, insabbiando l’abominevole fallimento.

A distanza di una settimana dal disastro consumato e, lenita la delusione per l’insuccesso volli riprovare, cercando di essere più scrupolosa nell’esecuzione delle ricetta (ma anche la prima volta lo fui!), certa che l’esperienza negativa acquisita sarebbe stata decisiva per il buon esito dell’impresa. Sfortuna volle che venni sorpresa “con le mani nel sacco” dai miei nipotini, i quali nell’apprendere l’obbiettivo finale della preparazione, entrarono in fibrillazione. Si rimboccarono le maniche e vollero partecipare con gran ciarlare in allegria, manifestando poi le loro rimostranze dinanzi al necessario tempo di riposo, dal senso incomprensibile per le loro giovani età, tre quattro e dieci anni d’impazienza. È facile immaginare con quale ansia assistettero alla fase conclusiva ovvero al momento di sformare le fantomatiche caramelle home made .………………….

Questa volta l’aspetto era verosimilmente realistico, ma all’assaggio fu inequivocabile la smorfia di dissenso che si dipinse sul volto dei tre piccoli degustatori, quando si ritrovarono sotto i denti delle caramelle appiccicose e grumose, dai cristalli di zucchero disturbatori.

Così messa all’indice dai bimbi traditi nelle aspettative, fui costretta a promettere un congruo numero di crostatine e rotoli alla nutella senza ombra alcuna di confetture (è mia abitudine preparare rotoli double face, farciti per metà con nutella e metà con confetture, allo scopo di indurli al consumo delle salutari confetture quando la parte con il cioccolato si esaurisce, ma anche con l’intento di smaltire con l’inganno i depositi di conserve che stazionano nella mia dispensa).

Buoni propositi? Riprovarci, ma barricandomi in casa, al riparo da occhi indiscreti!!!

Disaster
Caramelle mou
Disaster



Caramelle mou

Ingredienti x 20 caramelle circa negli stampi silikomart
200 g di zucchero
65 g di panna

Preparazione. Scaldare la panna e tenere da parte. In un tegame con i bordi alti fare fondere lo zucchero fino a quando sarà caramellato e di un bel colore d’ambra. Allontanare il tegame dal fuoco e versare con cautela la panna (attenzione, perché potrebbe fuoriuscire dai bordi). Mescolare e dopo 1 minuto versate nello stampo di silicone. Lasciare indurire in frigo per 2 ore, poi sformare le caramelle. Conservarle al fresco e consumarle in breve tempo. [Fedelmente tratta da Più Dolci]

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Tutto questo sciorinare i panni sporchi in pubblico, per volere di Alex

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Edit marzo 2013
Ci ho riprovato, sperimentando un'altra ricetta (questa) ed il risultato è stato decisamente migliore, ma le sperimentazioni non si fermano qui ....


Caramelle mou

23 marzo 2009

Spiedini di pollo in cartoccio di carciofi

Considerazioni libere.
Un cartoccio vegetale che a mo’ di valve, racchiude gelosamente il prezioso cuore e ne consente una cottura delicata, morbida e gustosa, è già di per sé una nota di rilievo per una ricetta.
Se poi il fantomatico cartoccio, altro non è, se non verdi foglie semicoriacee di carciofi, la preparazione si rende ancora più interessante.
E se i mini cartocci, sono simpaticamente allineati in alternanza, in singoli spiedini: l’attrazione è fatale …
Spiedini di pollo in cartoccio di carciofi


Spiedini di pollo in cartoccio di carciofi
Ingredienti x 4
40 foglie esterne di carciofo
400 g petto di pollo
2 spicchi aglio
1 ciuffetto prezzemolo
1 dl olio extravergine
sale

Preparazione. Lavare e cuocere a vapore le foglie di carciofi (da preferire le foglie esterne dei carciofi romani, perché più carnose.) per 15 minuti.
Sezionare il petto di pollo in 20 bocconcini e strofinarli con l’aglio. Raschiare un po’ di polpa interna alle foglie di carciofo, con l’aiuto di un cucchiaino.
Scegliendo le foglie a coppie, racchiudere i bocconcini e infilare i cartocci negli spiedini.
Tritare con la mezzaluna la polpa raschiata, unirvi olio, sale e prezzemolo. Disporre gli spiedini in una teglia unta con un filo di olio e con il composto preparato e cuocerli in forno a 220° per 15 minuti, girandoli di tanto in tanto.
Servire accompagnando con una salsina. [Fedelmente tratto da Elle]

Nota: Natalia ha provato la stessa ricetta utilizzando le foglie tenere dei carciofi, con il risultato di rendere commestibili l’insieme di cartocci e bocconcini con gran successo
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22 marzo 2009

Rotolo alla grappa

Energia pura in un sorriso sornione dai colori vivaci, uno sguardo di verdi cangianti, perso nel blu: la primavera e luce in risveglio, ali in volo e cinguetti sonori.
Profumi dolciastri, solari e festosi da catturare e avvolgere in un manto dorato: il rotolo alla grappa racchiude aromi e sensazioni preziose, pronto a rilasciarli a un semplice tocco.

Rotolo alla grappa

Rotolo alla grappa

Ingredienti
3 uova
130 g zucchero
150 g farina
½ bustina lievito
100 g burro
3 cucchiai di Grappa Nardini (ric. orig. liquore all'amaretto)

Crema alla grappa
600 g latte
2 tuorli (ric. orig. 5 tuorli)
130 g zucchero
65 g amido
5 cucchiai Grappa Nardini (ric. orig. liquore all'amaretto)

Preparazione Crema. Montare i tuorli con lo zucchero, unire la farina, mescolare e versare a filo il latte. Porre sul fuoco e, sempre mescolando, addensare la crema. Allontanare dal calore ed unire la grappa.
Biscuit. Montare i tuorli con lo zucchero e separatamente gli albumi a neve ben ferma (quando capovolgendo la ciotola, non si muovono allora sono ben montati). Unire delicatamente gli albumi ai tuorli, setacciare la farina con il lievito, unire il burro fuso e la grappa. Versare la massa nella placca protetta con carta da forno e infornare a 180° per 10/12’ (perché conservi elasticità, deve diventare appena dorato). Quando la pasta biscotto sarà cotta, sfornare e sformarla subito su un canovaccio inumidito, cosparso di zucchero a velo. Con l’aiuto del canovaccio, arrotolare delicatamente la pasta ed attendere che si freddi.
Rotolo. Quando la pasta biscotta sarà fredda, srotolarla e farcirla con la crema. Arrotolare, rifilare i bordi e cospargere di zucchero a velo. [Liberamente tratto da Più Dolci]

19 marzo 2009

Mafalde ai borlotti e rosmarino

Nel passaggio di consegne tra l’inverno e la primavera ho voluto trattenere un fermo-immagine della stagione uscente, con un primo rappresentativo. Per me inverno è sinonimo di piatti corroboranti nei quali i legumi secchi trionfano ed in special modo i fagioli.
Seguendo tali vie ho trovato adatto questa ricetta che sposa la pasta con i fagioli, avviluppandola del profumo di rosmarino che si sprigiona prepotentemente all’apertura del vasetto ermetico: una pasta di Gragnano che abbraccia con amore e trasporto la crema di fagioli e che si può anche preparare con un po’ di anticipo e tenere in caldo nel forno in attesa di gustarla al meglio.

Mafalde ai borlotti e profumo di rosmarino


Mafalde ai borlotti e rosmarino
Ingredienti x 4
300 g mafalde di Gragnano
250 g borlotti
sedano
alloro
brodo (ric. orig.)
100 g prosciutto crudo (ric. orig. speck)
2 scalogni
rosmarino (ric. orig. timo)
3 cucchiai olio evo
sale, pepe

Preparazione. Rosolare il sedano e lo scalogno tritati, per pochi minuti con 2 cucchiai d’olio. Aggiungere i fagioli (messi a bagno la sera prima), lasciarli insaporire nel soffritto e coprirli con acqua (ric. orig. brodo bollente), unire l’alloro e cuocere a fuoco basso.
Toglierli dal fuoco, eliminare l’alloro e frullarli. Salare, pepare e tenere in caldo.
Sbucciare e tritare lo scalogno, rosolarlo in padella con un cucchiaio di olio e degli ahi di rosmarino, aggiungendo il prosciutto crudo, tagliato a piccole falde. Fare insaporire per pochi minuti a fuoco vivace.
Cuocere le mafalde in abbondante acqua salata e scolarle al dente. Condire la pasta con la crema di borlotti, aggiungere il prosciutto crudo, trasferire nei vasetti e chiudere. Riporre i vasetti in forno, collocandoli in una teglia con acqua e scaldare prima di servire. [Liberamente tratto da Cucina moderna]

Questo primo partecipa al contest “Cattura questa stagione: Inverno”, indetto da fabietto in collaborazione con La compagnia del cavatappi


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Nota.
Butta la pasta. In poca acqua, per risparmiare

Negli Usa c'è chi lancia l'idea - e prova a dimostrarne la fondatezza e il buon risultato sul gusto - di cuocerla in pochissima acqua. Per risparmiare calore ed energia.
Altro che un litro ogni 100 grammi, come da buona tradizione italica. Può bastarne addirittura meno di un litro e mezzo per mezzo chilo di spaghetti, buttati a freddo. E il risultato è splendido. Parola di Harold McGee, columnist del New York Times, autore di articoli a metà strada tra cucina e scienza. E le sue sperimentazioni hanno appassionato il pubblico, pronto a suggerire ipotesi anche più spinte di cottura in pochissima acqua. Con il risultato, si dice, di poter - specie a livello di ristorazione - una gran quantità di acqua e calore.
Simili rotture delle regole basi, figlie della storia di un paese cresciuto a pasta, sono eresie per noi italiani. Insomma, la regola sulla quantità acqua/pasta (con aggiunta che il sale si mette alla bollitura e a quel punto giù la pasta) è quasi un precetto aureo. E c'è anzi chi ritiene che se ne debba utilizzare di più quando in pentola si buttano ad esempio dei paccheri di Gragnano: 2 litri per 100 grammi.
La difesa della tradizione passa anche dalle ragioni della scienza secondo Gennaro Esposito: "In primo luogo - spiega - verrebbe rilasciata in poca acqua una concentrazione di amido tale da rallentare l'ebollizione e quindi penalizzare la cottura: si avrebbe una pasta ammollata fuori e cruda dentro. In secondo luogo, cottura a parte, la concentrazione di amido nel piatto tirerebbe inevitabilmente fuori una nota amara: addio gusto"
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Innovazione o tradizione?

17 marzo 2009

Sciroppo di zenzero

Simili per fattezze fisiche, simili per sbalzi d’umore, simili per paure da vincere, il tutto avvinto da una flemmatica visione della vita. Similitudini e scontri in rincorsa continua, legati da un filo robusto, allentato da morbide tregue gioiose: io e il mio papà
E finalmente un bel ritrovarsi in una bibita dissetante, speziata e vagamente agrumata, ravvivata da tenui sentori piccanti.
Sciroppo di zenzero

Sciroppo di zenzero

Ingredienti
g 200 di acqua
g 200 di zucchero
g 100 di zenzero fresco

Preparazione. Portare l’acqua con lo zucchero ad ebollizione e unire lo zenzero fresco pelato e ridotto a tocchetti. Sobbollire il tutto per 5' e lasciar riposare per 2 ore. Infine filtrare. [Tratto da La cucina italiana]

Nota. Questo sciroppo è l'ideale per ingentilire gelati o creme e impasti dolci.
Può diventare una gradevole bibita dissetante, diluendo 2 cucchiai in g 200 di acqua fredda.

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Lo sciroppo di zenzero partecipa alla raccolta di Ricette per la festa del papà di Giallo zafferano

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Provato da Brii.

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11 marzo 2009

Roselline bianche

Inverno e primavera, neve e rose, gelo e sole: due realtà inconciliabili che in cucina si incontrano in questo scorcio di fine inverno, per un cambio di guardia sopra le righe.
La neve si posa delicatamente sui petali che non raggrinziscono al gelido contatto e si offrono nel loro dolce e soffice candore.
La ricetta ideale per questo incontro surreale è quella della torta paradiso, con gli adattamenti necessari per gli stampi delle rose.

Roselline bianche


Roselline bianche
Ingredienti x 12 roselline silikomart
4 uova
150 g zucchero a velo
100 g farina 00
100 g frumina
1 limone bio (scorza gratugiata)
½ bustina lievito
50 g burro

Preparazione. Montare le uova con lo zucchero a velo fino ad ottenere una massa chiara e spumosa, unire il burro e infine la fecola setacciata con il lievito. Lavorare fino ad ottenere una massa omogenea.
Trasferire negli stampini e cuocere in forno preriscaldato a 175-180°C per 20-30’.
Sfornare, lasciar raffreddare, quindi sformare (operazione semplicissima grazie agli stampi di silicone) e spolverare con abbondante zucchero a velo.

Roseline paradiso

- nudità di rosa –

9 marzo 2009

Panna cotta allo zafferano su note agrumate e pistacchi

Mimosa al cucchiaio
In un’intervita, Loretta Fanella ha dichiarato che nelle sue dolci creazioni non manca mai una parte morbida, una parte liquida e una parte croccante. Seguendo queste linee guida, ho ideato una gialla mimosa per festeggiare l’8 marzo, giorno istituzionalmente dedicato alle donne, un mondo con un passato di vessazioni e un presente calpestato ....
Lo propongo nonostante l’evidente anacronismo, con la valenza di promemoria per il prossimo anno o di mimosa al cucchiaio da servire come dolce primaverile o, dandogli altre forme, da gustare come dessert scevro di ogni metafora.
Panna cotta allo zafferano su note agrumate e pistacchi

Panna cotta allo zafferano su note agrumate e pistacchiIngredienti x 3
200 ml panna
40 g zucchero a velo
1,5 fogli di gelatina (3 g)
1 pizzico zafferano in polvere

Salsa al bergamino
6 cucchiai bergamino
½ cucchiaino amido

pistacchi

Preparazione. Mettere la gelatina in una ciotola, coprirla di acqua fredda e lasciarla ammorbidire per una decina di minuti. Scaldare la panna con lo zucchero a velo su fuoco bassissimo in modo che non raggiunga mai il punto di ebollizione, quindi toglierla dal fuoco; a parte, scaldare circa 10 ml di latte (o quanto basta per sciogliervi la gelatina), sciogliervi lo zafferano, unire la gelatina ben strizzata e mescolare su fiamma bassissima fino a quando si sarà completamente sciolta. Filtrare il latte attraverso un colino a maglie fitte per eliminare eventuali filamenti di gelatina e incorporarlo alla panna. Lasciare raffreddare il composto mescolando di tanto in tanto. Foderare con pellicola alimentare uno stampo a forma di fiore (o altro stampo), versarvi la panna cotta e riporre in frigo per qualche ora a rassodare.
Salsa al bergamino. Far addensare sul fuoco il bergamino con l’amido, finché non vela il cucchiaio.
Sformare la panna cotta, completare con la salsa e guarnire con i pistacchi tritati.
Panna cotta allo zafferano su note al bergamino e pistacchi
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Questo Fior di mimosa partecipa alla raccolta Le ricette della festa della Donna di Giallo zafferano

7 marzo 2009

Voci all’unisono

Libero accesso e gratuità non sono sinonimi di disponibilità e non legittimano alcuno all’appropriazione di contenuti altrui, spacciandoli pubblicamente per propri.
La vastità della rete e la copertura dell’anonimato, facilitano comportamenti contrari ad ogni principio morale e del vivere civile, denotando deprecabile mediocrità e reprensibile condotta.
Saccheggiare foto e testi altrui e pubblicarli come propri, in quanto comportamento lesivo del diritto d’autore, integra gli estremi del plagio; ciò che con leggerezza viene perpetrato è senza ombra di dubbio, qualificabile come reato penale.
La voce dei blogger all’unisono dice - Basta!






ed esorta tutti i lettori silenziosi e devoti a denunciare e rendere di pubblico dominio (qui e qui o nei siti di quotidiana frequentazione) qualsiasi forma di plagio venga constata perché il primo passo contro questo malcostume, è quello di mettere alla gogna virtuale i millantatori-malfattori.




3 marzo 2009

Soufflé glacé all’arancia

La sua tensione verso l’alto che sfida la legge di gravità, la sua essenza aerea e impalpabile, il suo controllato tracimare, fanno del soufflé glacé un dolce da amare al primo sguardo.
Se poi si tratta di un soufflé glacé all’arancia, farsi avvincere dal suo glamour vitaminico e agrumato è un atto di arrendevolezza dovuto.
La decorazione sontuosa e pretenziosa (che ho replicato dalla ricetta originale, tratta da Gli speciali Arte in cucina) lo rende idoneo a concludere un pranzo importante, ma per una presentazione più sobria, si può preparare in versione monoporzione, nei singoli bicchieri e rifinire con mandorle a filetti e scorzette d’arancia.


Soufflé glacé all'arancia

La ricetta su I dolci di Lenny da francescaV



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Questo Soufflé glacé all'arancia va a festeggiare il blog-compleanno di Lost in Kitchen





unitamente a
Marmellata e scorze candite di bergamotto
Bergamino
Mini-charlotte di piparelli alle clementine

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1 marzo 2009

Bergamino

Un antidoto al mal umore, alle giornate uggiose, alle persone spiacevoli, ai litigi, alle maldicenze, ai soprusi, ai livori, alle brutture …
Un antidoto apprezzato anche dagli astemi per l’aromatico bouquet dalle note agrumate forti e decise che si avverte anche al solo versarlo.
Non controindicato per suggellare i momenti belli.
Unica avvertenza: consumare con moderazione!
Il bergamino, liquore derivato dal bergamotto, un elisir dalle tante virtù, non meno importanti quelle digestive.


Bergamino



Bergamino

Ingredienti
5 bergamotti
1 l alcol
1 + 1/4 l acqua
750 g zucchero

Preparazione. Privare i bergamotti della scorza con un coltello ben affilato, avendo cura di non intaccare la parte bianca, l'albedo. Far macerare le scorze nell'alcool in un recipiente di vetro a chiusura ermetica per 10 giorni in luogo buio. Quindi separare le scorze dall’alcool. Preparare uno sciroppo portando ad ebollizione l’acqua e lo zucchero, fare raffreddare completamente e poi unire all’alcool. Filtrare il composto e lasciare riposare per una ventina di giorni.