21 luglio 2008

Una vacanza stretta

Su rive mitologiche di antica bellezza …



e un ritorno salato e abbronzato, tra una settimana o più ....

20 luglio 2008

Cheesecake allo yogurt, ricotta e confettura d’anguria

Quali le regole per una perfetta cucina estiva?
Piatti dai colori accesi, rubati alla natura e con verdure e frutta quali protagonisti indiscussi; preparazioni veloci in sintonia con un relax totale e rigenerante; ingredienti leggeri, freschi e light a beneficio di salute e forma fisica ed infine il frigo non solo custode, ma anche artefice di bontà.
Esempio pratico dell’applicazione di queste regole: una cheesecake fredda, con la base di riso soffiato, l’anima di yogurt e ricotta e la golosa finitura di anguria (nelle sembianze di ammaliante confettura, di fonte certa), pronta per andare in Sardegna, una delle mete turistiche italiane, tra le più ambite, per un importante meeting organizzato da aiuolik.

Cheesecake allo yogurt, ricotta e confettura d'anguria

Mini- Cheesecake allo yogurt, ricotta e confettura d’anguria
Ingredienti x 2

Base

50 g riso soffiato
40 g burro
10 g cioccolato bianco

Crema
200 g ricotta
200 ml yogurt bianco zuccherato
60 g zucchero a velo
2 fogli di gelatina

3 cucchiai circa
* [1 kg di anguria, gia privata dei semi e della buccia
   400 gr di zucchero
   1 limone] per prepararla

Menta

Preparazione.
Base. Ridurre il riso soffiato ad una polvere granulosa, nel mixer. Fondere il burro ed il cioccolato [quest’ultimo ha lo scopo di “dolcificare” il riso soffiato che è quasi “insapore”] ed amalgamarlo alla polvere di riso soffiato, fino ad ottenere un composto “cremoso”. Disporre il composto sul fondo dei due stampi, foderati di pellicola alimentare, pressando bene con il dorso d un cucchiaio e riporre in frigo a compattare..
Crema. Lavorare la ricotta al setaccio, amalgamarla allo yogurt ed allo zucchero ed unire la gelatina (precedentemente ammollata, strizzata e sciolta in un cucchiaio di latte tiepido). Versare la crema così ottenuta sulla base e lasciare in frigo a solidificare per almeno 3 ore.
Prima di servire, prelevare dal frigo, sformare le cheesecake, finire con la confettura d’anguria e guarnire con della menta.

Confettura d'anguria

* [Confettura di anguria. Tagliare l'anguria a pezzi, aggiungere lo zucchero ed il succo di una metà di limone. Con l'altra metà tagliare delle fettine sottili ed aggiungerle intere alla frutta. Coprire e far riposare in frigo per tutta la notte.
Il giorno dopo versare il composto in una pentola adatta e far cuocere lentamente per circa un'ora rimestando di tanto in tanto. Dopo circa un'ora la confettura dovrebbe essere pronta. Se piace più fine si potrebbe frullare la metà, lasciando intere le fettine di limone che intanto si sono caramelliate.
Versare nei vasi sterilizzati e capovolgere. Per sterilizzare i vasi si possono mettere in forno caldo per alcuni minuti. Per verificare che la confettura sia pronta, prendere un cucchiaio di confettura su di un piatto, inclinarlo, se la confettura scivola via significa che ha bisogna di un po' più di cottura. Se scende giù lentamente allora e' pronta.]

Minicheesecake all'anguria


Aggiornamento
Dedico queste due mini-cheesecake a Camomilla di fior di frolla e dolcetto de la dolcetteria che mi hanno insignito di un oscar: grazie!

La raccolta completa in questo pdf

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Aggiornamento del 25/11/2009

Questa ricetta partecipa alla raccolta Briciole di bontà de La cucina di Albertone, per realizzare una piccola pubblicazione che chiunque potrà acquistare con un piccolo contributo. Il ricavato verrà devoluto all'associazione La vita è un dono  che sta promuovendo un progetto di ricerca realtivo all'Acidemia Propionica, una malattia rara che colpisce principalmente i bambini.





18 luglio 2008

Crema di riso al caffè

L’inconfondibile aroma che emana dalla sua polvere granulosa e nera; i magici effluvi che spande nell’aere il suo liquido e gorgogliante zampillio; il gusto forte e deciso che regala al palato una sferzata di energia protagonista imprescindibile …
In America si finanziano studi per riabilitare il caffè dal punto di vista nutrizionale e in Italia lo chef C. Cracco studia le potenzialità dei chicchi come spezia per dare un’energia inconsueta a tutto un menu. Partendo dall’osservazione che in natura esistono per esempio delle varietà di fagioli che hanno un vago sentore di caffè, Cracco intende arrivare ad una presenza eterea del caffè in cucina,con piatti dai pochi ingredienti e facilmente riproducibili a casa (!!!) il tutto con il plauso della nutrizionista M. Balotta che approva l’uso del caffè in cucina come spezia, soprattutto in una dieta iposodica.
Attratta dalla Crema di riso ai ricci di mare di C. Cracco, ho voluto sperimentarla, ma non avendo a disposizione i ricci di mare, ho cercato un ingrediente alternativo che potesse sposarsi con il caffè e, consultando foodpairing ho scelto la carota.


Crema di riso al caffè

Il mio risultato è approssimativo e perfettibile, ma il sapore di questo piatto è a dir poco sublime, in quanto sin dal primo cucchiaio si scopre il velo di caffè che a contatto con il palato, avvolge la crema nella sua neutra delicatezza, sposando la dolcezza della carota.
Seguendo le voluttuose spire di un caffè fumante, sono arrivata da Imma che festeggia il suo blog-compleanno.



Ingredienti x 2
12 g riso Carnaroli
12 g riso Basmati
200 g brodo vegetale
300 g crema di latte
2 g caffè solubile
Sale
olio evo

1/2 carota (ric. orig. polpa di ricci di mare)
Preparazione
Lessare le due qualità di riso nel brodo vegetale e nella crema di latte, per 15’. Frullare la crema d riso e passarla al colino fine per eliminare gli eventuali grumi. Regolare di sale, scaldare due fondine, cospargerle con velo di caffè e coprire con la crema di riso non troppo calda.
[A questo punto la ricetta originale, prevede di disseminare la Crema di riso con la polpa di ricci di mare pastorizzata].
Mixare la carota che ha dato sapore al brodo vegetale, emulsionarla con un filo d'olio evo, finché raggiunge la consistenza di una "pasta" e regolare di sale*, quindi adagiarla sulla crema e completare con un giro d’olio evo di sapore leggero
[La raccomandazione dello chef è che la crema di riso non sia troppo liquida, in quanto scioglierebbe il caffè prima ancora del contatto con il cucchiaio, rovinando l’equilibrio di questa ricetta semplice, ma delicata]
Nota: per dare una "nota marina" alla "pasta di carote" si può non aggiungere sale e incorporare qualche goccia di colatura di alici di Cetara.


Crema di riso al caffè

Ricetta correlata
Fusilli al caffè

Ricetta dolce correlata
Torta al caffè


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Aggiornamento
La raccolta completa in pdf qui

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16 luglio 2008

Simil-Malakoff all’anice selvatico e susine verdi

Desiderare i dolci d’altri, è peccato?
Come resistere dinanzi ai bagliori di foto che su ricettari ed ancor più, su blog sfavillanti, esibiscono dolci desiderabili, peccaminosi e goduriosi?
Per non cadere in tentazione, sono passata all’azione e cogliendo l’ispirazione un po’ di qua e un po’ di , ho trasformato il desiderio in appagamento, il tutto con qualche modifica di gusto: ho tesaurizzato delle susine (qualità) verdi appena raccolte e le ho adagiate su un soffice biscuit ai semi di anice selvatico.
Un dessert sublime che non può certo mancare in un brunch estivo tra amiche, quello di Cocò e Grazia.
Simil-Malakoff all'anice selvatico e susine verdi

Simil-Malakoff all’anice selvatico e susine verdi
Ingredienti x 6
Biscuit ai semi di anice selvatico
3 uova
130 g zucchero
150 g farina
130 g burro
3 cucchiai latte
1/2 bustina lievito
1 cucchiaino di semi di anice selvatico

Crema chantilly all'italiana
250 ml latte
1 tuorlo
3 cucchiai zucchero
2 cucchiai amido
scorza di limone biologico
100 ml panna

Sciroppo
1/2 limone
1 dl acqua
50 g zucchero
2 cucchiai liquore all’anice

300 g susine (qualità) verdi circa

Preparazione
Biscuit ai semi di anice selvatico.
Separare i tuorli dagli albumi, ponendoli in due ciotole diverse. Mescolare i tuorli con lo zucchero fino ad ottenere una crema. montare a parte gli albumi a neve e ad operazione completata, unire i due composti. Amalgamare al tutto la farina, i semi di anice selvatico, il burro fuso, il latte ed il lievito. Infine trasferire il composto nella leccarda ricoperta di carta da forno e spennellata con il burro fuso. Infornare a 220° per 10'.
Crema. Portare a ebollizione il latte con la scorza di limone biologico. Nel frattempo montare a parte il tuorlo con lo zucchero fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso, al quale unire poco alla volta, l'amido setacciato, mescolando. Aggiunge a filo il latte caldo, quindi mettere la crema sul fuoco e farla addensare, senza mai smettere di mescolare. Al termine versare la crema in una ciotola e lasciarla raffreddare, mescolando di tanto in tanto per evitare che si formi la pellicina in superficie. Montare la panna a neve ben soda ed incorporarla delicatamente alla crema, rimestando delicatamente con la frusta, dal basso verso l'alto.
Intanto lavare le susine, spellarle e tagliarle a fettine sottili, lasciandole macerare nel liquore all’anice.
Sciroppo. Spremere il limone, aggiungere l’acqua, il liquore e lo zucchero e versare il tutto in un pentolino. Portare a ebollizione e lasciar bollire per 5-10 minuti fino ad ottenere uno sciroppo.
Montaggio. Ricavare dal biscuit dei dischi aventi lo stesso diametro delle coppe [Del biscuit ne è avanzato una metà].
Adagiare i dischi di biscuit sul fondo delle coppe, irrorare con lo sciroppo e disporvi le susine. Colmare con la crema e, coprendo con pellicola, porre in frigo fino al momento di servire. Guarnire a piacimento.

Come aspirare al Paradiso e non peccare..
Aggiornamento
Il menu completo qui

14 luglio 2008

Sformatini di farfalle ai peperoni

Sfogliare l’album dei ricordi ci fa sorridere di un Come eravamo che ci scopre con il sorriso ingenuo ed ignaro di quel che accadrà, in un’immagine datata e nostalgica con una patina di felicità consumata.
Così anche per l’album dei ricordi gastronomici, il sorriso affiora nel rivedere le preparazioni-emblema degli anni vissuti.
In particolare dovendo ripensare agli anni ’80, i miei ricordi si focalizzano su un’adolescente alla conquista del mondo che ignorava deliberatamente quello gastronomico: nel marasma di cose da scoprire, il cibo non sembrava affatto interessante.
Fatta eccezione per i periodi di soggiorno dalla zia materna, un cuore cucinante sulla scia di sapori ed aromi da dosare e coniugare a tecniche sempre nuove da sperimentare.
Mai ripetitiva, la cuoca familiare usava avvolgere con il suo affetto, chiunque ricadesse nel suo raggio d'amore e d’azione, coccolando con prelibati bocconi (abbondanti) da gourmet.
Vi fu però un periodo in cui il suo estro creativo-culinario subì una grave battuta d’arresto, quando cioè apprese la mitica ricetta della Pasta alla crema di peperoni: un primo con un’elaborata salsa realizzata con peperoni verdi (o gialli) e rossi, arrostiti (rigorosamente sul barbecue) e frullati separatamente, da unire successivamente alla cipolla imbiondita nel burro e (a fuoco spento) alla panna ed a una manciata generosissima di parmigiano (delle due salse, una era il vero condimento della pasta, mentre l’altra ne era un “arricchimento”)!!!!
Da allora sotto l’egida di quell’elaborato e calorico primo, si sono celebrati molti e molti pasti di quegli anni in divenire.
Era inevitabile che per il restyiling di un piatto anni ‘80

la scelta ricadesse gioco-forza su quel primo che ho rielaborato, usando come formato di pasta le farfalle (un omaggio agli anni della fantasia senza limiti), sostituendo la panna con lo yogurt (per assecondare l’attenzione salutista che impera nel nuovo millennio), dando il design (rigorosamente mono-porzione) di un gelato piccante (ispirato ad un Magnum di fagioli* di un grande chef del quale ho smarrito i riferimenti) e privilegiando il rosso in onore dell’ideatrice di questa operazione.

Sformato di farfalle ai peperoni



Sformatini (gelato) di farfalle ai peperoni
Ingredienti x 2
250 g peperoni rossi piccanti
50 g peperoni verdi semi-piccanti
100 g farfalle
50 ml yogurt bianco
Olio evo - sale

Preparazione. Arrostire i peperoni (in forno o su una bistecchiera ben calda) e chiuderli in un sacchetto di carta per alimenti, per mezz’ora. Quindi spellarli e tagliare a falde quelli rossi, passare nel mixer quelli verdi ed amalgamare questi ultimi con lo yogurt ed un filo d’olio evo.
Cuocere le farfalle in acqua salata, scolarle al dente, passarle sotto il getto d’acqua fredda e insaporirle con la crema ai peperoni verdi.
Foderare un taglia pasta circolare con la pellicola per alimenti ed adagiarvi le falde di peperone rosso, leggermente accavallate. Riempire con le farfalle e chiudere con altri peperoni. Riporre in frigo fino al momento di servire, quando dopo averli sformati, si dovrà praticare un piccolo taglio lungo la circonferenza, dove si inserirà uno stecco.

Nota. Buona anche da consumare tiepida, eliminando il passaggio in frigo.

* Magnum di foi gras con cuore di balsamico di Massimo Bottura

Sformato di farfalle ai pep


Il mio tuffo nel passato che riemerge nel presente.


Farfalle ai peperoni

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La raccolta completa in pdf qui

11 luglio 2008

Conserve sotto vetro

Conservare gli alimenti di stagione con tecniche antiche, per goderne nell’inverno: un rituale desueto che riafferma impavido la sua vitalità, trascendendo le mode.
Un ritorno al passato o un'abitudine senza tempo?

Conserve dal packing accattivante, brillanti nelle trasparenze del vetro, dai bagliori invitanti e dai sapori evocativi, per fruire dei prodotti della natura liberi da ogni preclusione; preparazioni home made da regalare o da gustare amabilmente.

Partecipo alla raccolta de Il gatto goloso

con Melanzane sott’olio

Melanzane sott'olio


e Marmellata d'uva

Marmellata d'uva






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La raccolta completa di conserve qui

Premi da distribuire

Riflessioni allo specchio
Nella società dell’apparire dal ritmo frenetico, dai giorni saturi ed alienanti, una voluttuaria attività virtuale, incastonata nelle gravose occupazioni reali: un blog.
Un’attività che si alimenta di tempo ed impegno, sottraendone ad altri interessi, ad altre relazioni sociali tangibili, ad un sano movimento, cura di un corpore in disuso.
Quale ne è il senso?
E’ ciò che mi chiedo osservando la mia immagine riflessa nello specchio che è anche il mio apparire agli altri.
Senza risposte, continuo a dubitare, per capire …
Poi, ritornando a me ed al mio “sentire” capisco che ad una passione non si può dare una spiegazione, semplicemente è, anche nel suo forse effimero baluginio!!!!

Torno al patinato mondo del possibile e trovo un OSCAR all’espressività che mi consente di stringere nelle mani (almeno una volta nella vita ed anche solo virtualmente) la mitica statuetta da esibire in un tripudio di sorrisi felici e festosi



e ringraziando calorosamente per questa emozione Luca&Sabrina, propago la medesima onda emotiva a

Viviana la quintessenza dell’agire e sentire con il cuore, nella vita ed in cucina
Enza, un vortice di sapori, pensieri e parole-fotografate
Claudia un cuore applicato ai fornelli
Twostella elegante e raffinata, nel suo narrare e cucinare
Viviana di cucinAmare che si merita un grosso in bocca al lupo

Poi, come scartando dei pacchi regalo, Luca&Sabrina e Michelangelo che ringrazio ricambiandone la stima, mi conferiscono il premio Art & Pico per la creatività, un aspetto più o meno latente del nostro essere




che estendo a
simona per la sua ricerca continua del buono
Francesca per il suo mondo di bontà
Tatiana per la sua creatività gastronomica
Dolcezza per il suo savoir faire gastronomico e non
Cipolla per la sua spettacolare bravura


… e le carissime aiuolik e ciboulette mi definiscono Brillante WeBlog 2008


Grazie di cuore, per tanto affetto che ricambio.




L’evoluzione della specie - parte II

Il popolo dei bloggers sempre più “nutrito”, in un tam tam a colpi di click, si censisce sul sito 45blog, per riconoscersi in un’identità collettiva.

Io ci sono! E voi?

6 luglio 2008

Cavatelli freddi di vite

Il piatto estivo per eccellenza è senza ombra di dubbio l’insalata di pasta, dal potere evocativo di immagini di mare, sole, libertà dalle regole e pietanze fredde da gustare nei vacanzieri ritmi disordinati.
Così con licenza di Giallo zafferano di liberare la fantasia, provo a dipanare il filo dei miei pensieri …


Il mare per eccellenza, nel mio immaginario, è il Mar Mediterraneo, culla della civiltà e fra le antiche civiltà, quella ellenica che ha influenzato segnatamente il nostro sapere, nel passato e di rimando nel nostro presente.
Pensando alla gastronomia greca, il pensiero corre ai dolmades, i tipici involtini in foglie di vite e riflettendo sulla leggendaria origine greca dei vigneti calabresi … ho pensato ad una pasta fredda dove tradizioni greche e calabresi si intrecciano inscindibilmente:

Cavatelli freddi di vite al gelato aromatico

Cavatelli freddi di vite con gelato allo yogurt aromatico, in versione haute couture (una preparazione chic, di indubbia freschezza)


Cavatelli freddi di vite in barattolo



e Cavatelli freddi di vite in barattolo, prèt-a-porter (da asporto, ipotizzando una probabile cena sulla spiaggia).

Cavatelli freddi di vite

Ingredienti x 2
Cavatelli
150 g semola grano duro
70 ml acqua circa
3-4 foglie di vite biologica, piccole e tenere

Foglie di vite biologica

Condimento
Prezzemolo, aneto, menta
125 ml yogurt bianco
Sale

Gelato allo yogurt aromatico
100 ml yogurt bianco
100 ml panna
1 cucchiaio zucchero
2 g erbe (prezzemolo, menta, aneto)

Preparazione
Cavatelli. Scottare le foglie di vite nell’acqua bollente*, per pochissimi minuti e trasferirli in una ciotola con dell’acqua ghiacciata, per fissarne il colore.
Disporre la farina a fontana, crearvi una conca nella quale collocare le foglie di vite (triturate grossolanamente con la mezzaluna), ed una parte dell’acqua, aggiungendo la rimanente fino a quando la massa non diviene elastica e compatta.
Ricavare dalla pasta dei cordoncini, pizzicarli per ottenerne dei piccoli pezzetti di circa 1 cm e incavarli con l’indice, dando la tipica forma di gnocchetto, proseguendo fino ad esaurimento della massa.
Cavatelli di vite

Gelato. Lavare le erbe, asciugarle e pestarle in un mortaio. Incorporare il tutto allo yogurt ed alla panna e (passare in gelatiera o) riporre in freezer in una vaschetta per il ghiaccio, per un’ora. Successivamente prelevare e frullare a bassa velocità, per rompere i cristalli di ghiaccio e per incorporare aria. Frullare nuovamente per due o tre ore e lasciare riposare per due ore ancora. Prima di usare lasciarlo un po’ a temperatura ambiente, perché si ammorbidisca.
Cottura. Cuocere la pasta per qualche minuto in acqua salata, con l'aggiunta di un filo d'olio ed aromatizzata con le erbe (prezzemolo, aneto e menta). Dopo pochi minuti, scolarla al dente, passarla sotto il getto d’acqua corrente e trasferirla in una ciotola precedentemente collocata nel freezer.
Cavatelli freddi di vite con gelato allo yogurt aromatizzato
Disporre sul piatto di portata, le foglie di vite, collocarvi al centro la pasta e, prima di servire, decorare con una pallina di gelato che darà sapore. Completare con chicchi di uva bianca e nera, guarnire con germogli di vite o a piacimento e servire.
[Liberamente ispirata al "Risotto con gelato al nero di seppia" dello chef L. Landi e del gelatiere M. Petrini, presentato al 28° Sigep-salone internazionale gelateria pasticceria e panificazione di Rimini]

Cavatelli freddi di vite in barattolo
Collocare nel barattolo di vetro due foglie di vite, trasferirvi la pasta, precedentemente amalgamata allo yogurt, completando con chicchi di uva bianca e nera, chiudere con il tappo e riporre in frigo fino al momento di gustarla.


Importante1. Per "arricchire" di sapori e colori la preparazione, guarnire con chicchi di uva bianca e nera, da me non usata in quanto non ancora giunta a maturazione.
2. *Per ottenere delle foglie di vite dal colore più brillante, lasciarle per almeno 4-5 ore immerse in 1 litro d'acqua nella quale è stato spremuto 1 limone e sbollentarle per pochi minuti nello stesso liquido. Subito dopo, prelevarle e tuffarle in acqua ghiacciata.

5 luglio 2008

Semifreddo ai fichi fioroni

Parola d’ordine: rinfrescarsi. È l’imperativo “consigliato” dai nutrizionisti, il bisogno “urlato” del nostro fisico, il refrigerio “anelato” dal nostro spirito (stremato).
Arma segreta: la frutta, per reintegrare i liquidi in modo naturale, per fare il pieno di vitamine e sali minerali, per riacquistare un benessere rubato.
Seguendo queste coordinate è nato il Semifreddo ai fichi fioroni, dalla freschezza fruttata da gustare, per ritemprarsi golosamente dopo le fatiche di una settimana di fuoco.

Semifreddo ai fichi fioroni


Semifreddo ai fichi fioroni
Ingredienti x 4
300 g fichi fioroni
30 g zucchero
200 g ricotta
200 ml yogurt
3 albumi
Caramello ai fichi
40 g zucchero
¼ fico
1 cucchiaio panna liquida

Preparazione
Semifreddo. Lavare i fichi fioroni, sbucciarli e lasciarli andare in una padellina per 5’, quindi passarli al mixer o schiacciarli con i rebbi di una forchetta.
Portare quasi a bollore 1 l di acqua in una casseruola; montare a neve ferma gli albumi e lo zucchero in una ciotola per 5' e infine adagiare la ciotola sulla casseruola, lavorando ancora l'albume per 5' (meringa).
Passare la ricotta ad un setaccio a maglie fini ed incorporarvi lo yogurt, il composto di fichi e la meringa preparata in precedenza. Rimestare delicatamente, trasferire il composto negli stampini e riporre nel freezer per almeno tre ore.
Caramello ai fichi. Far andare lo zucchero con un cucchiaino di acqua, in un pentolino con il fondo spesso ed attendere che raggiunga un colorito bruno, ma non troppo (nel qual caso risulterebbe amaro). Quindi allontanarlo dal fuoco, aggiungere la panna tiepida, rimestare ed unire la polpa di fico.
Sformare il semifreddo e decorare con il caramello.
Attendere che si ammorbidisca, prima di servirlo e guarnire con una fetta di fico, tagliata sottile [la fretta mi ha tradita e non ho potuto più rimediare, causa estinzione della scorta casalinga di fioroni].

Semifreddo ai fichi

L’evoluzione della specie

Se è vero che l’uomo è un animale sociale, i food blogger che ne sono una sottospecie, dopo aver definito la loro stanzialità, cominciano a sentire l’esigenza di organizzarsi in cellule sociali.
Da qui l’iniziativa di un "singolare censimento" …


Così anche io sono stata invitata dal caro fabietto di pasta amore fantasia e ... che ringrazio calorosamente, a far parte di questo popolo simil-virtuale ed accettando di buon grado, invito a mia volta:

Camomilla di fior di frolla
Sally di burro, latte e …
Carla di letto e mangiato
Parole di burro

Tutti possono farne parte …

2 luglio 2008

Memoriae di noi

Forse si può fare a meno del telefono, ma di un foglietto di carta sul quale annotare pensieri, idee, sensazioni, sfumature, dettagli, immagini, momenti irripetibili, frammenti di vita, quello no!
Qualunque sia il modo di rapportarsi con sé ed il proprio sé, qualsiasi tipo di lavoro si svolga, non si può non registrare ciò che si coglie nell’attimo, per sottrarlo al movimento incessante della realtà ed i moderni mezzi tecnologici sono solo un supporto di ciò che scaturisce dalla mente.
Tutto ciò che è labile, ispirato ed estemporaneo viene prima registrato su un foglio di carta e poi rielaborato.
Nulla di meglio se, all’occorrenza, si può contare su un insostituibile compagno di viaggio: più fogli elegantemente rilegati, suddivisi in sezioni e dotati di un soffietto porta note (porta tutto: es. il lembo di un tovagliolino di carta con uno schizzo fugace).


Memoriae


Anche per gli appassionati di cucina è un bisogno, l’annotare: un dolce che occhieggia da una vetrina, un piatto gustato in un ristorante à la page e del quale si sono intuiti gli ingredienti, una ricetta declamata a voce da un’amica, la “costruzione” di una "ricetta ancora idea" …
O semplicemente può essere necessario avere con sé un taccuino tascabile, un mini ricettario, essenziale e sintetico, con la trascrizione accurata delle ricette-basi che possono essere utili nei frangenti più impensati, quando non si ha a disposizione il personale archivio al quale attingere: in vacanza o per contribuire ad una cena improvvisata tra amici, perché la creatività non può essere mai disgiunta dall’equilibrato dosaggio degli ingredienti e dalla corretta esecuzione delle tecniche ….. o per molto altro ancora.
Indispensabile: mai più senza!

Memoriae di noi



Vincent Van Gogh disse “il mio sketch-book dimostra che io cerco di catturare le cose nel loro accadere



1 luglio 2008

Cestini di zucchine alla zafferano

La Terra che intrappola il calore del Sole nella sua verde espressione ed il pugno di un bimbo che serra i raggi del Sole per sentirne sulla pelle l'ardore ed osservarne l'inarrestabile fuga gialla: sono i motivi ispiratori di questi cestini dal sapore delicato dove l'equilibrio tra sapori terrestri e solari è una piacevole carezza al palato.

Quando il giallo del Sole abbraccia il verde della Terra in un’offerta festosa e soffice …


Cestini di zucchine




Cestini di zucchine alla zafferano

Ingredienti x 4
50 g patate silane
200 g zucchine (3 zucchine medie)
1 g zafferano
Sale - aglio
Olio evo

Preparazione
Cestini.
Lavare le zucchine e suddividerle in tronchetti [in alcuni ho lasciato anche l'estremità a punta, ma per un effetto estetico migliore consiglio di realizzare solo tronchetti con estremità piatte] di circa 6 cm di lunghezza: con l’aiuto di un coltellino inciderne ognuno con due tagli paralleli in modo da ricavare un arco di circa 1 cm di larghezza (manico del cestino), fermandosi a metà spessore, quindi praticare un taglio orizzontale procedendo dalle estremità e fermandosi in prossimità del “manico”. Eliminare con cautela le parti in eccesso ed infine creare delicatamente l’incavo che accoglierà il ripieno.




Cestini di zucchine - tecnica



Immergere i cestini ottenuti in una pentola con dell’acqua salata, portare ad ebollizione e, dopo 3’ spegnere e tirarli fuori, attendendo che si freddino.
Farcia. Lessare le patate e, nel frattempo, far appassire in padella gli scarti delle zucchine provenienti dalla cavità, con un filo d’olio e sale. Privare le patate della pelle ed ancora calde, unirle alle zucchine e schiacciarle nello schiacciapatate. Amalgamare al composto caldo, un pizzico di zafferano e rimestare fino a che il tutto non assume il colore del sole.
Montaggio. Con questo farcire i cestini e trasferirli in una pentola [ho usato quelle con il fondo termico, idonee alla cottura senza grassi e non ho aggiunto acqua in quanto è stato sufficiente il liquido rilasciato dalle stesse zucchine] con un fondo di olio evo ed uno spicchio d’aglio per 15’ [Nota: in alternativa ottima la cottura in forno]
Servire tiepidi o freddi e guarnire a piacimento, per es. con fiori di prezzemolo.
[Da un’idea de da L’Enciclopedia della cucina italiana edita da Mondadori]
Idea: Per una variante rosata di gusto, sostituire lo zafferano a del prosciutto cotto, mixato alla morbida farcia.
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